Gorni Kramer Quartet


Anche quest’anno, Les Vilanes hanno ospitato l’appuntamento musicale del Fadiesis Accordion Festival.

In questo 2020, dove tutto risulta surreale e difficile, ringrazio di essere stata partecipe di  questa serata a dir poco favolosa.

Accolta nel fantastico Castello di Villalta, ignara di cosa avrei ascoltato, mi siedo, ovviamente mascherata.

Attendo l’inizio dello spettacolo. Una piccola batteria  composta da tre piatti, un rullante, e una gran cassa, sono lì in pausa, sembra che osservino gli spettatori.

Ed ecco che arrivano gli strumentisti, si siedono ai loro posti. La batteria è suonata da Giorgio Fritsch che in seguito mi stupirà suonando usando come strumento alternativo  la sua seduta che è un cubo di legno.

Al basso si sistema Aleksandar Paunovic corredato da una cascata di riccioli neri. Alla chitarra si accomoda Marko Feri che avevo avuto il piacere di conoscere alla presentazione del libro di Toni Capuozzo, tediandolo con i miei monologhi musicali.

Alla fine si siede cercando una posizione comoda il fisarmonicista Sebastiano Zorza, coperto dal suo grande e grosso strumento, che sarà il protagonista della serata.

Dopo le varie presentazioni i maestri musicisti cominciano a far cantare i loro strumenti.

Mi brillano gli occhi. Mi si stampa il sorriso sulle labbra, ringrazio di avere la mascherina sul volto perché per tutta sera la faccia è rimasta bloccata con quella espressione. I piedi seguivano i ritmi allegri dei brani scelti da questi musicisti.

Mi guardo attorno e vedo anche il resto del pubblico che tiene il ritmo, chi con i piedi chi con le mani, chi saltella come me sulla sedia, trasportato da questi suoni d’altri tempi. Vorrei alzarmi e ballare. Dimentico il covid, i problemi lavorativi o famigliari. Entra in me quella allegria e spensieratezza da tempo dimenticata.

Non parliamo di brani jazz, ma di brani swing , italiani, francesi e brasiliani. Che partono dagli anni 40 agli anni 70.

Sonorità che in genere non si ascoltano nella quotidianità e questo è un peccato, perché portano leggerezza e allegria allo spirito.

Osservo i musicisti, con la sua fisarmonica Sebastiano Zorza fa di quei virtuosismi, che mi lasciano senza fiato. Pur suonando uno strumento manuale, questo interprete è talmente immerso nella musica che prende i respiri con la bocca come fa un cantante. Si deduce da questo che lui è un tutt’uno con il suo strumento. Mi affascina come riesce a fare suonare il suo strumento sottovoce, accarezzando con il suono cosi leggero più che i timpani direttamente il cuore.

Marko Ferri con la sua chitarra un po’ consumata dal tempo, fa degli assoli di difficile esecuzione, eppure il sorriso sul suo volto, lo sguardo vivace e furbetto, ti fa capire quanto sia legato al suono che riesce ad ottenere facendo vibrare quelle corde, senza lasciare nulla al caso. A volte chiudo gli occhi per carpire senza guardare la sonorità di questo strumento così popolare.

Il bassista Aleksandar Paunovic, come tutti i bassisti sembra sempre un po’ defilato, eppure senza quello strumento i brani perderebbero di vivacità e pienezza. Mi distraggono quei suoi ricci  selvaggi( sarà la deformazione professionale, quando lo guardavo avrei voluto sistemarglieli), eppure nella sua compostezza ci regala la ritmica migliore per godere appieno della musica.

Il batterista Giorgio Fritsch con un’ espressività seria, rapiva il miei sensi ritmici, facendo frusciare i piatti, accarezzando il rullante con bacchette spazzole, le rimestava come faccio io con il risotto, ma lui ne tirava fuori dei ritmi piacevolissimi. Non sovrastava mai gli altri strumenti, anzi ne esaltava le melodie e sonorità.

Questi quattro musicisti sono dei veri giocolieri di suoni,  ritmi ed emozioni.

La loro complicità negli sguardi per comunicare tra loro, vedere questi visi di uomini adulti con le espressioni di gioia dei bambini, che condividono con gli altri le cose che a loro piacciono di più, è impagabile. Hanno coinvolto tutto il loro pubblico, nessuno è rimasto indifferente a così tanta bravura. Il bis è stato d’obbligo e allora ci hanno salutati con il brano “ L’orchestra del cuore”. Lo ammetto avrei voluto abbracciarli tutti e quattro, forse per assorbire tutta quella energia gioiosa che trasmettevano attraverso la musica.” Bravi bravi bravi bis”

Se vi capitasse di sentir parlare di loro, fermatevi un attimo e prenotate una loro sera, oppure un cd, perché quando la musica ti trasforma l’umore allora è vera arte.

Grazie ancora alle Les Vilanes per aver organizzato questo evento, dove anche una persona distratta e pigra come me  ne ha potuto godere.

Lisa Ermacora

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