Diario dal corona virus 93


A che punto siamo della storia?

Ma! Che dire…

Dopo cinque settimane di duro lavoro, questa settimana è stata calma. Da un lato mi fa piacere perché almeno non ritorno a casa come uno straccio e dall’altra sono preoccupata, con pochi incassi, temi sempre di non farcela a sostenere le spese di gestione del negozio, come pure quelle della vita privata.

Però sono ottimista di natura e quindi penso che è sempre meglio che stare chiusi del tutto, almeno i soldi per la spesa li riesco a racimolare.

In definitiva tra pioggia, freddo, mascherine, le settimane sono passate bene.

Ora i politici ritornano a litigare per i vitalizi, ignari che ci sono sempre più persone messe in ginocchio per mancanza di sussidi.

Il covid continua a farsi vedere in fantomatici numeri di positivi, che ovviamente non sono malati, terrorizzando le menti più deboli, coloro che non possono approfondire i vari contenuti che tv pubbliche e giornali continuano a propinargli per creare scoop a doc per vendere le proprie notizie.

Finalmente invece la tv non catalizza più la mia attenzione, sono troppo indaffarata a fare altro, e la mente riprende i suoi spazi e la sua libertà, senza lasciarsi condizionare da attese e situazioni che a questo punto non mi interessano più.

Cosa mi aspetto?

Che ancora per molto il covid 19 manipolerà la nostra attenzione, mentre i governanti dato che siamo distratti, trafficheranno per dietro per fare i loro sporchi interessi.

Sogno di andare in giro a godermi le giornate calde con il sole, la famiglia e qualche amico.

Vedo attorno a me le persone stufe di portare le mascherine e di disinfettarsi le mani, il sole il caldo, li portano a pensare alla libertà a stare in costume al mare a fare il bagno, oppure a camminare liberi nei boschi delle montagne.

La gioventù tende a voler stare assieme, condividere una bibita o un gelato. Il distanziamento sociale diventa sempre più difficile, non per mancanza di rispetto o di regole, ma semplicemente perché la vita pretende nuovamente i suoi spazi. Non si può vivere reclusi o distanziati.

Questa forza, che è dentro di noi, non ci da tregua, la ragione non riesce a sopprimerla. Chi scrive protocolli o regole, credo non abbia la più pallida idea di cosa vuol dire vivere.

“Stare distanti di un metro”. Questa frase mi fa sempre più ridere, per esempio quando si è giovani con gli ormoni a mille e il desiderio di sfiorare l’altro, quello sfioro che ti dà un brivido incredibile, ti fa girare la testa e ti rende vivo. Si vivo.

Oppure l’abbraccio della tua migliore amica che consola il tuo cuore affranto, o la calorosa stretta di mano di un amico che ti saluta con il sorriso.

Quanti attimi di incredibile piacere, quel piacere che riscalda il cuore e colora la vita.

Quanti sorrisi persi dentro una mascherina.

Voglio credere che il nostro sistema immunitario sappia affrontare con forza e determinazione questo covid, e se per caso non ce la fa, ora sappiamo che la medicina può risolvere il problema addirittura senza andare all’ospedale.

Quindi senza panico e paura, con qualche piccola attenzione riprendiamoci la nostra vita.

Alla fine, se non viviamo adesso, domani non sappiamo se ci saremo ancora.

Buona giornata. Lisa

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