Diario dal corona virus 9


Ho deciso di mettere una data. 28 marzo 2020.

Oggi è sabato, domani non si lavora.

Scherzo, si lavora sempre, nella nostra testa.

Ieri devo ammetterlo è stata una giornata surreale. Per la prima volta nella mia vita ho aspettato la preghiera del papa.

Un uomo che con il suo gesto, resterà nella storia. Penso abbia emozionato molti di noi, e quando ha esposto il Santissimo per la benedizione, oltre le campane si sono sentite le sirene. Una stretta al cuore personalmente a me è venuta. Appurato che qualcosa di miracoloso è avvenuto ieri in piazza San Pietro, a mio avviso è successo qualche cosa di analogo anche con il discorso del presidente della Repubblica Mattarella.

Devo ammetterlo, mentre il papa l’ho capito al volo, il discorso di Mattarella anche se l’ho sentito tre volte, non ci sono riuscita.

Ricordo i ringraziamenti ma per tutto il resto è il vuoto assoluto.

Come sempre però, abbiamo facebook, che ci viene in aiuto, per ricordarci le cose più importanti di certi avvenimenti.

Il fuori onda del presidente Mattarella è stato di una bellezza e semplicità incredibili.

Abituata a vederlo sempre composto e impettito come si addice ad una persona della sua carica, incontrare la sua umanità mi ha fatto sorridere.

In quel momento non ho più visto il presidente Mattarella, ma ho visto Sergio.

Sergio che si sistema per apparire al meglio, impostando il tono della voce. Schiarendosi la gola, poi dando un colpo di tosse, scusandosi con i collaboratori.

Ad un tratto, un collaboratore gli dice che ha i capelli scomposti. Sergio ( perché in quel preciso momento esce il vero Sergio, non il presidente), con le mani si aggiusta i capelli cercando di schiacciarli alla testa e dicendo:

– Sa anche io è un po’ che non vado dal parrucchiere.-

Quella semplice frase, quel gesto così intimo e naturale, ha rimesso al proprio posto la persona, quel Sergio che deve impersonare una istituzione, per fare in modo che il suo popolo, non perda il coraggio, la pazienza, la forza. Lui per primo ha il dovere di sembrare al di sopra delle parti.

Mi sono resa conto che mentre lui impersonifica il presidente Mattarella, io non riesco a capire quello che dice. Quando diventa semplicemente Sergio, allora sprigiona tutta la sua personalità. Mi sono sempre chiesta chi era quell’uomo dagli occhi azzurri, che a malapena faceva trasparire emozioni.

Ieri ho scoperto, un uomo come tanti, semplice senza pretese. Mi ricorda qualche mio cliente che si siede sulla mia poltroncina da lavoro e gentilmente mi dice : – Fammi il solito.- Magari senza neanche guardarsi allo specchio se non sono io a chiedere : – Va bene cosi?- Allora alzano lo sguardo e senza neanche vedersi ti dicono che è perfetto. Uomini semplici, che capiscono di dover essere in ordine, ma che non sanno se sono belli o brutti, perché a loro non interessa.

I capelli, per quanto effimeri, alla fine ci umanizzano, perché nel gesto così semplice di aggiustarseli, c’è dietro la storia di ognuno. E’ una gestualità automatica, come grattarsi il naso.

Il discorso del presidente è chiaro a questo punto. Il messaggio che ci ha lasciato in sua insaputa sul web è restate voi stessi, che sarete più credibili.

Credo che a questo uomo gli stiano a cuore i problemi del suo popolo, per l’umiltà con la quale si scusava per il continuo ricominciare la registrazione. Il tono di voce amichevole non istituzionale. Aveva chiesto a qualcuno di stare fermo, di non spostarsi continuamente nella stanza, altrimenti lo distraeva, perché gli veniva spontaneo guardare cosa stesse facendo, e qui si capisce che Sergio è un curioso. I capelli da sistemare, come a voler inconsciamente sistemare la situazione che è intorno a lui. Mi ha fatto una gran tenerezza.

Il discorso scritto, non era veritiero, freddo asettico, senza alcun trasporto. Il fuori onda però, ti travolge per la sua intima semplicità, un’umanità che buca lo schermo, ma sempre con garbo ed eleganza.

Oggi è sabato, due settimane di inattività per me. Non la sento come una vacanza, perché effettivamente sono più stanca di quando mi ammazzo di lavoro. Sono certa però di essere contenta, felice e soddisfatta, di non essere il papa, o Mattarella, o Conte, insomma di non essere al potere, perché fare le scelte giuste in questo periodo, credo sia una responsabilità fuori dal comune.

Boris Johonson, il principe Carlo, che sono positivi al corona virus, mi fanno simpatia. Perché questa volta non è una malattia che colpisce le persone più deboli, ma è una malattia che può colpire chiunque, eccetto ovviamente la regina Elisabetta.

Johnson aveva detto agli inglesi di stare pronti a perdere i propri cari, inconsapevole che anche lui poteva essere un “caro”. La malattia non guarda i faccia nessuno. Questo ridimensiona anche chi si sente sopra le parti. Mi viene da dire…anche i ricchi piangono.

Grazie al papa, per le sue preghiere, e grazie al presidente della Repubblica per il fuori onda.

Ognuno ha fatto la sua parte.

Mi chiedo, chissà se da bambini, questi due anzianotti, avrebbero mai immaginato che si sarebbero trovati a diventare protagonisti della storia.

Buon sabato a tutti. Lisa

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