Diario dal corona virus 80


Fare un giro per l’inferno, credo non sia surreale come questo strano periodo.

La gente all’aperto porta ancora le mascherine.

Possibile che se cammini da solo la tieni ancora sulla faccia?

L’inferno a volte ce lo creiamo noi, senza accorgerci del danno che ci auto infliggiamo.

Il senso del dovere, la coerenza, il fare del bene, pensare al prossimo, non essere l’untore.

Abbiamo talmente tanta paura di essere visti come gli untori, che ci lasciamo convincere a portare una mascherina a tutti i costi.

Anche se, da quello che hanno detto ora, non è detto che gli asintomatici possano essere dei trasmettitori di virus, abbiamo talmente tanta paura del giudizio altrui, che continuiamo a seguire regole a volte esagerate.

Vogliamo essere tutti eroi, bravi, buoni, magnanimi, che non vediamo altro.

Se ci dicono che dobbiamo avere le mutande rosse per tenere lontano il virus, sono certa che le metteremmo tutti.

Che fatica rientrare nel buon senso.

Anche io a volte mi rendo conto di essere condizionata in maniera ossessiva. Predi il disinfettante, mettilo in borsa, non devono mancare i guanti e almeno due mascherine, non si sa mai.

Ieri eravamo al compleanno di un mio amico, ci hanno sistemati in  due tavoli diversi, per stare alle regole, e il festeggiato si districava tra un tavolo e l’altro per stare un po’ con tutti.

L’inferno è in mezzo a noi. Nella nostra mente spaventata da una situazione che a mio avviso ormai è sotto controllo perché le terapie intensive sono vuote. Eppure continuiamo a vivere come degli appestati, inconsapevoli forse che il nostro sistema immunitario ha già sviluppato gli anticorpi.

Chi lo sa.

Inoltre continua a piovere e piovere, senza sosta, ora che si poteva correre fuori all’aperto.

Ok l’ho detta grossa, correre io… neanche se mi trovo un lupo mannaro alle spallo farei quel tipo di sforzo. La pigrizia patologica che mi contraddistingue ha sempre la meglio su di me.

Se finissi all’inferno cosa farei?

Penso quello che sto facendo, mi lamenterei della situazione, cercherei di convincere qualcuno che si trova all’inferno come me e vedrei se si riesce ad uscire da questa situazione.

Poi sono certa che arriverà il diavolo di turno, che instillerà nella mia mente che è meglio che resto all’inferno, che in paradiso non esiste, ci crederei per un breve periodo,  poi ricomincerei a lamentarmi di nuovo, in un eterno ripetersi degli eventi.

Fare l’ottimista non è sempre facile, essere felici è una fatica giornaliera che richiede un sacco di energia. Accontentarsi è ancora più difficile in una società che ti porta a credere che quello che hai non è mai abbastanza.

Che siano i rapporti umani o gli oggetti, sembra che se tu ti accontenti, vuol dire che hai gettato la spugna. Certo che getto la spugna, perché dopo un po’ che la usi, si consuma e si riempie di microbi.

Ci vuole olio di gomito per vivere, la vita è una fatica immane, in questo inferno terreno ci sono gli sprazzi del paradiso che sono quei piccoli momenti di gioia, a quelli bisogna sempre aggrapparsi con tutte le proprie forze anche se l’inferno cerca di assorbirti nelle sue spire.

Quindi questo inferno di nome “ paura covid19”, lo lascio a chi gli piace crogiolarsi tra le sue spire, io per mio conto me lo scrollo di dosso e creo il mio paradiso, perché sono certa che quando uscirà la verità, io sarò già libera.

Buona giornata. Lisa

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