Diario dal corona virus 78


Arrivo a casa e un forte odore di menta pervade la via. Stanno tagliando l’erba mi sa che hanno anche tagliato un sacco di menta. Ovviamente sono senza mascherina e i profumi della natura me li godo tutti.

C’è più silenzio in centro a Fagagna che qui in periferia. Mi stupisco sempre di quanta gente si muova in questa via scordata da tutti, persone che camminano, auto che passano, biciclette, il centro di Udine è niente a confronto.

Dal silenzio totale dei mesi scorsi al rumoreggiare della vita è un attimo.

Un’amica mi ha offerto un caffè mentre ero al lavoro, ammetto che è stato molto gradito e buono. Le cose ti arrivano sempre in maniera inaspettata, nella distrazione della vita ti rincuorano.

Poi mentre sorseggi quel caffè, si susseguono ricordi e pensieri di ogni genere, perché i profumi e i sapori alla tua mente te li fanno riaccendere, e rivivi per un attimo un avvenimento del passato.

L’odore della menta mi ha fatto riaffiorare il ricordo di quando andavo in colonia e siccome non avevo i soldi per comperarmi le caramelle mi mangiavo il dentifricio. Fino a quando un anno, mia madre invece di prendermi il solito dentifricio buono alla menta, mi ha preso l’emoform quello rosa schifosissimo. Fu un trauma, niente caramelle e niente tubetto che fungeva da caramella da spremere, ho dovuto barattare il mio sapone alla rosa con un po’ di dentifricio di una compagna di stanza.

Il caffè invece, mi ha fatto riaffiorare alla mente il periodo che la domenica con mia madre si andava a trovare le zie. Tutte offrivano il caffè a mia madre e a me e a mio fratello, quei biscotti secchi terribili, vecchi, forse rimasti dentro la scatola di latta dal tempo della guerra. Nelle loro cucine l’odore del caffè era la normalità.

Eppure sono ancora viva, al di là delle quintalate di dentifricio che mi sono scofanata e dei biscotti scaduti da periodi storici indefiniti.

Partendo dal presupposto che ogni bimbo ha le sue perversioni, una mia amica metteva le patatine fritte nel caffellatte, un’altra invece usava mettere il sale sulle fette della mela. Io ero un po’ più normale, mi mangiavo il dentifricio.

Ancora oggi vado pazza per l’acquafresh tre strisce, poi ricordo la pasta del capitano che era potentissimo.

Il caffè era roba per adulti, eppure se mio padre ne lasciava un sorsetto dentro la tazzina era una festa, e se era anche corretto con la grappa, per me era il massimo, mi piaceva da morire l’odore della grappa mescolato all’aroma del caffè.

I ricordi sono il nostro bagaglio di vita più o meno gradito. Eppure grazie ad un caffè offerto e a un tosaerba che sembra un aereo di linea, mi sono catapultata a razzo in piccoli ricordi.

Penso che l’asso nella manica della mia vita è che i ricordi brutti difficilmente riaffiorano alla mente, quelli belli invece sono sempre lì a ricordarmi che la vita è un dono meraviglioso, che deve essere goduto fino in fondo, come la tazzina del caffè di mio padre. Era solo una goccina di caffè in fondo a quella tazzina e rovesciandola, quella goccia arrivava alla mia bocca, eppure l’esplosione del gusto di quel caffè era tale che mi sembrava di averne bevuto tantissimo.

E’ come quando mio marito beve il caffè e poi mi da un bacio, l’aroma di quella bevanda si diffonde anche attraverso la sua bocca che si appoggia alla mia. Ecco cosa è la vita, è l’aroma del caffè che per quanto poca sia si sprigiona e ti avvolge ristorandoti e profumando tutto intorno a te.

Questo vale anche per la menta ovviamente.

Buona serata e divertitevi che oggi è sabato. Lisa

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