Diario dal corona virus 69


Tornare a casa a pranzo è bello, in particolar modo quando trovi pronto tutto già in tavola.

Apprezzo sempre di più queste piccole e piacevoli attenzioni di mio marito. Forse è la vecchiaia che avanza, e ci si trova a essere più attenti alle esigenze dell’altro.

Vivere assieme per tanti anni, ci porta a dare per scontate le persone che abbiamo accanto. Per fortuna pare che per noi non sia così. O almeno non ancora.

Il caldo comincia a farsi sentire e il desiderio di stare all’aria aperta è sempre più insistente. Ecco che esco dal negozio e incontro una persona e stiamo sotto il sole a chiacchierare, dopo tanto tempo, per poterci dire più cose possibili, prima che qualche cosa di nuovo ci rinchiuda nuovamente in casa. Credo che sia una paura che ci è rimasta dentro, dopo la chiusura di due mesi.

Ti accorgi che tutti vogliono comunicare, raccontarsi, per poter tornare a fare parte della comunità.

Mi fa simpatia sentire chi, forse perché anziano, non ha avuto alcun problema a starsene a casa. Altri più iperattivi, la casa l’hanno vissuta come una prigionia. Quelli che hanno un grande senso di rassegnazione, dandogli da mangiare si adattano a tutto (credo di fare parte di questa ultima categoria).

Un attimo di felicità paesana.

Si susseguono mascherine di tutti i colori e fogge, dalle più professionali, a quelle più improbabili, chi con il naso dentro e chi, con gli occhi quasi coperti. Osservo incantata questo via vai, mi porta serenità rivedere il centro di Fagagna animato.

Una cliente oggi è arrivata con un pacchettino con dentro due mascherine fatte a mano, una verde e una azzurra. – Vi ho pensate tanto, queste le ho fatte in cotone, così non soffocate. –

Peccato che ancora non si possono abbracciare le persone, ma avrei voluto stringerla forte, perché è stato un pensiero graditissimo. Senza dimenticare di chi ci ha portato le ciliegie, chi le uova o la verdura, o addirittura una bottiglia di vino perché non abbiamo potuto brindare assieme per Pasqua.

In questi momenti ti chiedi il perché di così tanta gentilezza, dato che in genere sono un orso, forse è la mia mamma un angelo, comunque sia, sento che sono fortunatissima a conoscere persone sempre così tanto generose.

Voglio imparare la tecnica della generosità, quella disinteressata e inattesa, per portare quella gioia che sento io quando gli altri sono così carini con me.

Mi sono accorta che la mia attenzione è aumentato rispetto a questi gesti, che succedevano anche prima, ma forse li davo per scontati.

Proprio come il pranzo pronto di oggi, mesi fa sicuramente lo davo per scontato, ma oggi è stato un ulteriore grande regalo.

La felicità e nelle piccole cose, quelle che passano inosservate.

Imparare a riconoscerle ci porta ad avere sempre il sorriso sulle labbra. Ricordiamoci di sorridere anche se abbiamo la mascherina, perché gli occhi sorridono come la bocca e forse anche meglio.

Buona giornata. Lisa

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