Diario dal corona virus 61


Che stranezza tornare a casa da lavoro dopo due mesi di assenza forzata.

Alla fine mi è sembrato che tutto fosse come è sempre stato. L’unica cosa differente erano i capelli delle clienti che sembrava avessero attraversato una tormenta di neve.

In fin dei conti questa fase due, se non fosse per i guanti e le mascherine mi sembrerebbe la vita normale di sempre.

Si fa un po’ fatica a capirsi con la bocca così imbavagliata, ma alla fine con i gesti del mimo ci si capisce sempre.

Alcuni clienti a colpo d’occhio non li riconoscevo, il telefono che suonava continuamente, voci conosciute e sconosciute che si alternavano senza sosta con richieste a volte impossibili da soddisfare.

Ho l’agenda degli appuntamenti tutta colorata di tinta per capelli a suon di prendere appuntamenti con i guanti imbrattati.

La porta rigorosamente aperta per far circolare l’aria, il vociare della strada è ritornato un suono normale, credevo che dopo due mesi di silenzio domestico forse non avrei più gradito il rumore. Invece lo stupore di ritrovarlo come qualche cosa di famigliare, che ha sempre accompagnato le mie giornate lavorative, è stato accasante.

E’ proprio vere che la casa è un luogo dove ti trovi bene, quindi che io sia a casa o sul lavoro mi trovo bene, alla fine sono a casa in entrambi i casi.

La mascherina è stato l’unico limite della giornata, un po’ mi faceva mancare il fiato, poi mi faceva appannare gli occhiali, mi irritava l’orecchio assieme agli occhiali, ma se è lo scotto da pagare per fare ciò che mi viene naturale tanto vale pagarlo.

Devo ammettere che le persone che ho avuto oggi in negozio sono state gentili e accomodanti, comprensive e pazienti, bello questo diverso atteggiamento verso questi eventi che ci hanno resi credo tutti un po’ più fragili psicologicamente.

Poi è arrivato anche il temporale con lampi e tuoni, certo quando si va a fare i capelli è il tempo ideale, mi viene da ridere a pensare ai mesi passati che il sole e il cielo azzurro hanno fatto da padroni, oggi no, il tempo si è preso gioco di noi.

Pensavo che ricominciare a lavorare mi sarebbe pesato di più, invece l’ho trovato piacevole come quando vedi un bel film, il cliente che si racconta, oppure quei silenzi imbarazzanti perché non si ha nulla da dirsi. In genere prima offrivo una rivista alla cliente per ovviare al problema del silenzio, ma adesso non posso tenere le riviste perché i clienti toccandole potrebbero passarsi qualche batterio.

Fortunatamente la strada offre chiacchiericci inattesi, allora io e la cliente ridacchiamo per le confidenze che le persone si fanno sul marciapiede, ignare che se la porta è aperta chi è dentro sente tutto. Ed ecco che il silenzio è complice di qualche cosa d’altro, fortunatamente in questi casi è d’aiuto per uscire da un spiacevole imbarazzo.

Ora che sono a casa, devo solo capire come riorganizzarmi per le faccende di tutti i giorni, perché in negozio mi so organizzare bene, a casa sono un’altra persona . Ricordo inoltre che il boiler dell’acqua calda non è ancora funzionante, quindi se per caso domani quando passo per il paese e sentite uno strano odore di “ salvadi” ( selvaggio) sono io.

Questa settimana sarà un po’ più dura delle altre perché dovrò lavorare parecchie ora per sistemare più clienti possibili, poi con la prossima settimana spero di ritornare a orari più consoni alla mia età.

Riprendere il lavoro è come riprendere ad avere uno scopo, un motivo per alzarti al mattino, un modo per essere utile alla società. Ti ritrovi a sentire la gioia di rivedere chi non vedevi da tempo, il piacere di vedere nei suoi occhi la gaiezza di rivedersi in ordine, l’odore della lacca attenuato dalla mascherina che ti inebria come una droga.

Guardi fuori e vedi i bar con gli avventori seduti ai tavolini che si bevono qualche cosa, ti lasci avvolgere da questa ritrovata immagine della via nella quale lavori, quindi non solo file silenziose per farmacia o panificio, ma finalmente quel rivivere, di cui avevamo tanto bisogno, certo per non morire di fame, ma anche per non morire di lontananza.

Cosa ho capito oggi? Che credo le persone sono desiderose di rimettersi a vivere, non lontani gli uni dagli altri, ma vicini e nuovamente uniti anche per risolvere questo infausto problema chiamato virus.

Qualcuno obbietterà sulla parola uniti, ma intendo uniti nelle scelte giuste per tutti e solo se ci si confronta assieme si può scegliere in maniera consapevole.

Vi auguro una buona notte che domani devo andare a lavoro.

Buona serata Lisa.

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