Diario dal corona virus 60


Siamo entrati nella fase 2. Cosa dovrei dire se non una figata pazzesca.

Mi sono presa la giornata libera dal lavoro perché volevo esserci, volevo viverla senza condizionamenti di alcun genere. Volevo vedere cosa voleva dire essere fuori dalla costrizione.

Ok la mascherina e i guanti, ma vuoi mettere la possibilità di uscire dal proprio comune. Andare a fare la spesa al Bennet come una volta, il materiale di lavoro da prendere dove va mio marito, andare a fare gli ultimi acquisti per il mio negozio. Mamma mia che stranezza.

In primis, non sono più abituata ad andare in macchina. Certo, dopo dieci minuti avevo la nausea, per un nano secondo ho pensato che era meglio che fossi andata a lavorare piuttosto che essere in auto ad avere quella sensazione di vomito incombente, con tanto di malessere generalizzato.

E’ stato fantastico incolpare mio marito per quando guidasse male (anche se non è vero). Sentire il caldo fastidioso del sole attraverso il lunotto della macchina, che mi provocava ancora più nausea. Eppure era fantastico avere quella sensazione, mi dava un senso di vita, l’ avevo messa in pausa da più di due mesi ormai.

Mi guardavo attorno, il traffico era nella norma, la radio parlottava per conto suo, il tutto condito con il solito : – Dai su muoviti, sei ancora lì, Paolo mi scappa la pipì, amore ho fame, guarda che tardi…-

Mi è sembrato che nulla si fosse mai fermato, tutto scorreva normalmente, eccetto le mascherine e i guanti.

La giornata quasi estiva, la spesa fatta senza fare code o file, il piacere, di stare all’aria aperta e la gente, tanta gente che si spostava.

Poi tornare a casa, fare un pranzo veloce e ripartire alla ricerca di altre cose da portare in negozio per l’indomani, senza fretta.

Chiacchierare amorevolmente del più e del meno, osservare il mondo che sembra non si fosse mai fermato, mi faceva simpatia.

Ad un tratto sono quasi le sei del pomeriggio, io e mio marito ci guardiamo complici e decidiamo di andare a fare il solito aperitivo all’Angolo Blu.

Non siamo neanche arrivati che un amico ci vede, esce dal locale, entusiasta ci chiama. Ridiamo beati di questo incontro. Tra una birra e uno stuzzichino si chiacchiera allegramente, lasciando andare le tensioni. E’ bello ritrovarsi in quel locale che ci ha sempre accolto con simpatia. I baristi sono come dei figli adottati, ci sentiamo di casa come se non ci fossimo mai lasciati. Arriva un altro amico, altre risate. Poi ci raggiunge anche nostro figlio, una telefonata da nostra figlia, e intanto il tempo passa in maniera spensierata.

Che meraviglia essere ancora tutti lì a confrontarci come i vecchi tempi.

Come si suol dire era mesi che non passavo una giornata così.

Non potevo non passare una giornata così per nessun motivo al mondo, perché me la meritavo: sono stata molto brava a stare a casa, brava ad aspettare, brava a sopportare la mia solitudine, brava ad ascoltare i miei pensieri, a superare le nevrosi che avevo spostandomi da una stanza all’altra, nell’attesa che arrivasse un via libera.

Poi come sempre, quando la vita sembra che ti sorrida, arriva il solito scherzo del destino, quando arrivi a casa scopri che il boiler elettrico, la fonte perpetua delle tue belle docce calde, ha deciso questa sera di abbandonarti.

Ok che la giornata è stata magica, ok che la compagnia è stata meravigliosa, ma la doccia fredda…quella proprio no, allora qualcuno ti vuole male.

Domani mio marito ne comprerà uno nuovo, ma per oggi mi tocca lavarmi a pezzi.

Poi ripensi a questa bella giornata, a questo potersi muovere senza limiti, allora ti rendi conto che il boiler non è poi quel gran problema.

Devo ammettere che ora sono le 23: 30, ho un sonno infernale, ma è il mio primo giorno di semilibertà, e non vorrei andare a dormire, anzi desidererei durasse ancora più a lungo. Credo sia la prima giornata dopo tanto tempo che mi ha dato la sensazione che è passata in un attim

Imparerò ad assaporare le giornate, anche se, saranno più veloci.

Credo che questa giornata non lo dimenticherò, anche se non ho fatto niente di speciale, ma vuoi mettere stare male la mattina a causa della nausea? Oppure non trovare la coda al supermercato? Il boiler rotto?

Unica nota stonata della fase 2 sono state le mascherine ( che sono certa toglieremo presto, credo che facciano più male che bene). La cosa più bella è, aver ritrovato gli amici.

Domani riapro il mio negozio, ma oggi avevo bisogno di riaprirmi alla vita, e posso assicurarvelo che la vita mi ha accolta alla grande con tutte le sue sfumature.

Buona fase 2, che mi auguro che presto diventi la fase del vivere tutti liberamente.

Buona notte. Lisa

P.S.: Chiedo scusa per la scrittura rapida, ma ora che torno al lavoro, sicuramente non avrò il tempo per scrivere in maniera decente. Cercherò comunque di accompagnare questo periodo fino all’estinzione del corona virus.

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