Diario dal corona virus 6


L’importante è rinascere sempre di nuova vita

Ieri le ho sentite da mio marito, perché quando è tornato a casa mi ha trovata ancora in pigiama.

Per difendermi gli avevo detto che mi ero lavata i denti, (anche se non era vero).

Ho scoperto il piacere del lassismo, il non dover per forza essere sistemata di tutto punto.

Quel santo uomo di mio marito, però, mi ha fatto capire che il primo passo verso la depressione è proprio quello di non fare le cose basilari per la propria persona. In questo comunque devo dargli ragione.

In genere ho sempre io ragione, questo corona virus mi rende meno arguta, non può avere ragione Paolo, solo io ho ragione nella vita normale, in cattività mi sa che diventa più saggio di me. Sto perdendo punti, devo rifarmi al più presto.

Si ho capito, mi lavo, mi cambio, mi apparecchio come da copione e faccio tutto come se dovessi uscire. Se forse fossi stata realmente sola, credo che avrei adottato il pigiama come stile di vita.

E invece vorrei lanciare un appello anche per chi è solo, per favore, non restate in pigiama, lavatevi cambiatevi, truccatevi o sbarbatevi, siate sempre la copia migliore di voi stessi in ogni istante.

Il lassismo è per i pigri, deboli e depressi.

Circa quattro settimane fa Paolo mi regalò una rosa rossa, con il gambo lungo, un vero e proprio spettacolo. Premetto che non ho il pollice verde, a me muoiono anche le piante di plastica.

Questo regalo inaspettato mi fece molto piacere, anche se mi mise in allarme, perché mio marito non è un romanticone, del tipo: rose, fragole e prosecco, ( non ho scritto champagne perché non so se si scrive così, poi siamo in Italia e quindi prosecco) non sono il suo stile, eventualmente opta per salame, polenta e birra. Credo abbia combinato un guaio grosso, non ho scoperto ancora dopo tre settimane che cosa è successo, ma anche se lo scopro non ve lo dico, per la privacy.

Ritorniamo alla splendida rosa.

Quando si dice che l’universo ti manda messaggi attraverso ogni cosa che ti circonda.

Misi in vaso stretto e lungo questo fiore, gli tolsi la carta, accorciai leggermente il gambo perché era veramente lungo. La sistemai sul bancone della cucina così da poter godere fino all’ultimo della sua bellezza.

Ahime, il grosso bocciolo dopo una settimana, cominciò a piegare il capo, eppure era ancora rosso e bello, il gambo turgido e forte. Abituata come sono ad avere fiori alquanto discutibili, gli cambiai l’acqua e lo rimisi al suo posto anche se non era più come prima.

Era troppo bello che mio marito mi avesse regalato una rosa, quindi volevo tenerla il più a lungo possibile. Io non ho idea di quanto durino i fiori recisi, ma questa rosa volevo tenerla ancora per me.

Siccome sono una romanticona, spero sempre che i regali di Paolo siano perché mi ama, (lasciatemi questa innocente fantasia) quindi desideravo ardentemente di poter sognare ad occhi aperti ancora per un pò, guardando quella rosa di straordinaria bellezza immaginando il mio amato su un cavallo bianco, che con il suo sorriso smagliante, dopo aver lottato contro un drago, superato impervie montagne, perduto nei boschi oscuri, riesce ad arrivare a me portandomi quella bellissima rosa.

So che è stato dalla fiorista, ma io preferisco immaginare una grande avventura.

Ebbene i giorni passano le foglie della rosa si ingialliscono, la corolla sempre più ripiegata.

Cosa posso fare ora, devo rinunciare a questa fantasia romantica?

Primo giorno di “ restate a casa”, presa dalla novità dal non dover andare a lavorare, ti prendi quelle libertà domestiche che in genere non hai, cominci a pulire tutto ciò che puoi.

Arrivo in cucina, rassetto il bancone spostando tutto, spruzzando lo sgrassatore alla candeggina come se non ci fosse un domani. Guardo la rosa ripiegata su se stessa, so che devo buttarla nell’umido, ne sono consapevole è un composto organico. Eppure mi è difficile. Non voglio lasciar andare quel bellissimo regalo romantico, dentro di me mi chiedo come mai, in fin dei conti non si sia seccato come tutti i fiori o piante che hanno soggiornato a casa mia, questa rosa con la testa a penzoloni e le foglie gialle, ha ancora il gambo forte, verde, come se non avesse finito di combattere, di vivere.

La prendo tra le mani pronta a piegare quel gambo in due o tre pezzi affinché mi stia nel secchio dell’umido.

Lo guardo per un’ultima volta, pronta a salutarlo.

Mi fermo, lo guardo di nuovo con più attenzione. Una gioia improvvisa mi assale lasciandomi incredula. Questa rosa combatte per la vita ancora. Sul gambo stanno nascendo delle foglioline. Sono vedi chiare, piccolissime. Prendo le forbici, taglio il fiore penzolante e tolgo le foglie gialle, accorcio ulteriormente il gambo e lo rimetto nel vasetto.

La parte romantica di me vuole credere che questo fiore mi sia stato regalato per vero amore.

La parte spirituale mi fa capire che, non importa se la parte esteriore più bella di te si piega e muore, il tuo gambo, cioè il tuo spirito se è forte può farti rinascere di vita nuova anche se hai poche risorse, la mia rosa ha solo un po’ d’acqua.

Il messaggio dell’universo è chiaro, sicuramente che Paolo mi ama (qui potete farvi una risata).

Si perché mi dice di non mollare di prendermi cura di me, la rosa ha cambiato la sua veste ma si è rinnovata anche se rinchiusa in un piccolo vasetto.

L’importante è rinascere sempre di nuova vita, resistendo e combattendo.

Che l’amore dell’universo si riversi in voi, come si è riversato sulla mia rosa.

Buona giornata a tutti Lisa.

Share Button