Diario dal corona virus 52


Lo sapete cosa vi tocca la domenica? Dai su fatevi coraggio, sedetevi comodi che vi faccio fare un viaggio. La domenica deve essere di svago e allora svaghiamoci.

L’invito a cena

Decisi di accettare l’invito a cena a casa di Lucia, vecchia compagna scuola e di suo marito Renato, imprenditore edile un po’ burbero e gioviale. Coppia storica non avevano avuto figli e ogni tanto mi invitavano per passare una serata tra chiacchiere e risate.

Mi premurai di portare una bottiglia di un noto prosecco che Lucia adorava. Dopo due bicchieri del liquido dorato in genere ridacchiava e si metteva a sparare battute esilaranti. Renato invece preferiva la birra, quella doppio malto, la birra del vero uomo.

Decisi d’andare a piedi, dato che la serata era calda e piacevole, poi un paio di chilometri non erano mica la fin del mondo. La macchina ogni tanto lasciarla a casa è tutta salute, dicono.

Gongolavo tra i miei pensieri quando, lungo il tragitto, mi imbatto su un grosso cane da pastore. Feci finta di niente e tirai dritto, ma questo cominciò ad abbaiare con forza. Veniva verso di me.

Sentii il sangue raggelarsi nelle vene. Mi fermai. Restai immobile. Anche mio nonno aveva un cagnaccio di quelle dimensioni e a me faceva una paura folle.

Quando ormai mi era quasi vicino una voce si elevò da in fondo alla strada : – Ugo, vieni! – Il cane si fermò, mi guardò per un breve secondo, ringhiò e tornò dal suo padrone. Che paradosso anche mio nonno aveva chiamato il cane Ugo. A volte mi chiedo perché agli animali danno i nomi delle persone, pensa tè, se per caso per strada non c’ero io ma un uomo di nome Ugo, il poveretto sarebbe dovuto correre anche lui dietro al padrone del cane?

Rimpiansi di non aver preso la macchina. Almeno non avrei fatto quello spiacevole incontro.

Proseguii il mio cammino verso la casa di Lucia, già assaporavo il menù che mi avrebbe offerto. Antipasto di formaggi e sott’olio misti, sicuramente la sua parmigiana di melanzane e alla fine salsiccia ai ferri con verdure miste. La mia grande speranza era che preparasse il tiramisù che a lei viene benissimo.

Respiro a pieni polmoni l’aria calda della sera. Chi l’avrebbe detto che questa passeggiata mi avrebbe fatto così tanto bene, distendendomi i nervi, anche se avevo avuto un bruto incontro.

Arrivo a casa di Lucia, Renato è lì in giardino che finisce di preparare la tavola all’aperto dato che è una bella serata. Lo saluto, mi guarda e mi fa cenno di entrare. Apro il portoncino pedonale e lo raggiungo.

Mi sorride scuotendo la testa. Non dice una parola, mentre mi spinge in casa per portarmi dalla moglie.

– Ciao Lucia ..- urlo ma nessuno risponde.

Entro in cucina e BAM… mi ritrovo davanti Lucia con altre quattro donne tutte vestite uguali che si guardano ridanciane.

Una di loro mi prende dalle mani la bottiglia di spumante e la apre versandola nei calici.

Lucia euforica chiede di brindare all’amicizia e alla mia nuova vita.

Guardo Renato che forse è più stupito di me.

Mi avvicino al suo orecchio e chiedo che cosa sta succedendo.

Lui alza le spalle, mi dà una leggera stretta al braccio e mi dice: – In bocca al lupo, quando hai finito se vuoi puoi venire fuori con me a farmi compagnia. –

Veramente quella situazione mi mette a disagio, credevo di dover cenare con la coppia, non di fare qualche cosa d’altro con queste sconosciute? Poi perché vestite tutte con la tunica gialla compresa Lucia? Mi davano la sensazione di essere in procinto di fare un rito di iniziazione, ma per cosa?

Lucia mi prende per mano, mi fa sedere e comincia a ispezionarmi. Capelli, orecchie, interno della bocca e del naso. Ammetto che è alquanto imbarazzante.

Poi una di loro, prende una piccola borsa ed estrae vari unguenti e intingoli.

Cerco di alzarmi per raggiungere Renato ma una di loro mi trattiene.

Le loro vesti ondeggiano avanti e indietro ai miei occhi, l’odore degli intrugli pervade la cucina. Un senso di stordimento e nausea mi aggrediscono con forza. Vorrei vomitare, ma resto lì immobile, forse per curiosità, forse per paura.

Guardandomi intorno noto che la cucina è perfettamente pulita, quindi ne deduco che Lucia non ha cucinato.

Allora non si mangia.

Vorrei dire qualche cosa ma mi zittiscono subito.

Mi lascio trasportare da queste donne sconosciute per riuscire a comprendere dove vogliono arrivare. Mi sembra di aver già assistito a qualche cosa di simile, ma no ne ricordo il motivo.

Mi fanno bere uno strano intruglio che sa di acqua sporca, poi mi massaggiano le mani con un unguento che ha l’odore della canfora. Infine mi sbottonano un po’ la camicia e con un unguento che pizzica un poco mi massaggiano la cervicale.

Ognuna si muove rapidamente intorno a me. Intanto la nausea comincia a lasciarmi. Mi gira la testa ma è una sensazione piacevole, quasi liberatoria. Ma non sono un tipo che si lascia andare facilmente, vedo un po’ di delusione negli occhi di queste donne, forse speravano in una reazione diversa da parte mia.

La mia cara amica mi sorride.

Si toglie la tunica per prima. Poi le altre signore la imitano.

Le osservo, ancora non capisco quello che è successo e perché.

Renato rientra un po’ spazientito:

– Donne ho fame, avete finito di fare le vostre cose stravaganti? Qui bisogna mangiare. –

Tutte si mettono a ridere.

Renato scuote nuovamente la testa ed esce.

Mi alzo per seguirlo.

Lucia prontamente mi chiede come mi sento.

Alzo le spalle: – Cosa vuoi che ti dica, pensavo di venire a cena, non di essere partecipe di una scena teatrale. –

Le sue compagne mi applaudono la più alta tra di loro si rivolge a Lucia con fare compiaciuto:

– Avevi ragione, non si è fatta abbindolare, ha capito subito che era una scenette teatrale.-

Lucia e le altre signore mi applaudono di nuovo. Mi dissero che lo avevano fatto ad un sacco di persone questo rituale e la maggior parte aveva sempre liberato se stessa da alcune chiusure mentali. Ringraziandole per l’aiuto che avevano ricevuto. Io sono stata l’unica a prendere la cosa in maniera totalmente diversa.

Sono una persona terra a terra. Queste manfrine con me non funzionano, è roba per sciocchi creduloni.

Renato mi offre un bicchiere di birra per tirarmi su.

– Sai Chiara – mi dice : – un giorno sono arrivato a casa da lavoro e mi sono ritrovato queste cinque pazze che mi accolgono come hanno fatto con te. Quando hanno finito il loro rituale mi sono sentito un uomo nuovo, diverso più consapevole.-

– Renato, tu mi sei sempre sembrato un uomo concreto e consapevole, forse avevi bisogno solo di qualche conferma.- Scoppiò a ridere : – Certo Chiara che con te l’avremmo dura. –

Intanto Lucia assieme alle sue quattro complici, cominciano a portare fuori in giardino le cibarie.

Aveva fatto un riso alla greca con delle tartine per tutti.

Sono rimasta un po’ delusa da questo cibo inaspettato, anche se buonissimo.

Per dolce aveva preso del gelato confezionato, come se fossimo a fare merenda come i bambini. Inoltre dovevo tornare anche a casa a piedi, nel buio , fatta tanta fatica per del riso alla greca. Parlando con delle donne sconosciute delle quali comunque non mi importa niente. L’unica persona piacevole era stato Renato. Diciamolo una serata mediocre e mal riuscita.

Si stava facendo tardi ed una ad una le amiche di Lucia cominciavano ad andare via.

– Vedo che sei a piedi, vuoi che Renato ti accompagni a casa in macchina?- Mi chiede Lucia prontamente.

Guardo il mio caro amico, che senza dire una parola si sta già avviando verso la macchina.

Lucia mia abbraccia: – Chiara, quanto ho sperato che questa fosse la serata buona per farti vedere quello che vedo io. Con l’aiuto delle mie amiche credevo di farcela. Pazienza, farò diversamente. Vai che Renato ti aspetta. – Mi stinse un po’ più forte. Lucia ha sempre avuto delle idee un po’ fuori dal comune, preferisco però stare con i piedi per terra. Le bacio la fronte e salgo in auto con Renato.

– E pensare che speravo nella parmigiana…- Gli confesso.

– Tu! – dice lui : -E io che credevo che stasera facesse le costine di maiale al latte con polenta…ci ha rifilato il riso alla greca…- Scoppiamo a ridere, mi ha sempre fatto simpatia questa sua complice amicizia che ha con me.

Tanto la prossima settimana lo so che tornerò a cena da loro e sicuramente Lucia da buona amica mi preparerà la parmigiana per farsi perdonare questa serata un po’ così. Ma la prossima volta non le porto il prosecco ma una bella cassa di birre doppio malto per Renato, così Lucia impara a farmi scherzi.

Salgo nel mio appartamentino, appoggio la borsa a terra, vado in bagno per prepararmi per andare a letto.

Entro in camera da letto e tutto quello che posso fare e mollare un grosso urlo.

Non è la mia camera da letto ma il cimitero, sgrano gli occhi, incredula, spaventata, mi chiedo cosa sta succedendo. Lucia con la sua bella tunica gialla assieme alle sue quattro amiche viene verso di me: – Ho provato a farti capire cosa era successo, è molto tempo che con delicatezza, mandandoti segnali di tutti i tipi, vedi Ugo il cane di tuo nonno, Renato, che qui con noi si prodiga a farti rinsavire, ma tu non vuoi accettare quello che è successo, non puoi restare nell’incoscienza in eterno.-

Il panico prende il sopravvento su di me.

Non posso essere morta. Vedo la mia lapide dietro a molte altre. Non può essere, dopo la morte non esiste niente.

Mi sento risucchiare come in un vortice.

Poi tutto ricomincia come sempre.

Decisi di accettare l’invito a cena a casa di Lucia……..

Buona Domenica. Lisa

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