Diario dal corona virus 51


Non ne abbiano a male i protagonisti di questo “brutto” evento.

Ieri ero a Fagagna a trovare la mia mamma, eravamo in cucina a chiacchierare amabilmente degli eventi del momento. Quando ad un tratto sentiamo la sirena dell’ambulanza che si spegne proprio sotto casa nostra. Ci guardiamo incuriosite, corriamo alla finestra che da sulla strada.

Nella tabaccheria qualcuno si è sentito male.

Paradossalmente la via già stretta di suo con i lavori in corso, l’ambulanza, la macchina della guardia medica, la protezione civile , i carabinieri e i vigili, sembrava ancora più piccola. La gente si avvicinava incuriosita dal trambusto, tutti rigorosamente con la mascherina. Guardavo dalla finestra con un leggero distacco, la scena che si palesava davanti ai miei occhi.

Le forze dell’ordine ognuno nel proprio ruolo con fredda professionalità svolgeva il proprio compito. Una nostra paesana che fa l’infermiera é stata la prima a soccorrere l’uomo che si è sentito male. E’ una ragazza che conosco da quando ero bambina, perché frequentavo la sua casa giocando con la sorella minore. Mi hanno raccontato che è stata tempestiva, ha cominciato subito il massaggio cardiaco. Dentro di me ho immaginato questo angelo biondo che con le sue mani sapienti e delicate tentava di rianimare con le sue forze questa persona.

Mentre la titolare della tabaccheria chiamava il 112, e il figlio si precipitava dai vigili del paese a chiedere il defibrillatore. Il giovane mi ha confessato che facendo parte di un circolo sportivo aveva fatto il corso per l’uso del defibrillatore, ma un conto e usarlo in un corso e un conto è avere il sangue freddo e usarlo su una persona vera.

Io ero al riparo da tutto sulla finestra. Osservavo incantata queste persone che con apprensione cercavano di fare del loro meglio. Gli infermieri dell’ambulanza bardati come se fossero usciti da un laboratorio di alta pericolosità dentro a quel piccolissimo spazio che è il tabacchino si davano da fare, con quella eleganza che solo chi soccorre le persone ha.

Zaini, boccette , bombole, lettiga, tutto si muoveva con velocità e lentezza allo stesso tempo. Intanto il vigile faceva circolare le macchine, le persone per strada si muovevano velocemente per non intralciare e la luce del sole che illuminava la scena surreale e atipica perché tutti con il viso coperto da una mascherina. C’è chi andava comunque a prendere il pane, oppure il giornale, altri che andavano nel negozio di computer e chi nella farmacia. Ma tutti con un certo garbo e rispetto.

Avrei voluto fare una fotografia, per immortalare quel momento di inaspettata umanità. Dall’alto si notano cose che al pian terreno ti possono sfuggire.

Percepisci meglio l’apprensione, l’empatia, il senso del dovere che entra in automatico in noi quando sappiamo che qualcuno sta male.

Vedevo le persone che conosco nella loro più incredibile grandezza, che si guardano attorno spaventati perché consapevoli che non potevano fare nulla se non essere presenti, anche se la persona è uno sconosciuto.

Spero che quel signore sia ancora vivo, in quel attimo sono rimasta ammirata da come in quel ammasso di confusione sulla strada sembrava che tutto fosse perfettamente al suo posto. L’uomo che intralcia con la sua auto il traffico, la signora curiosa che con la bicicletta cerca di dribblare tutti per vedere chi è il mal capitato, la mamma che con i suoi bambini cerca di attraversare la strada per non farli turbare dalla scena che è dalla loro parte della strada.

Il giornalaio che discute con una cliente, e poi le persone che sembrano più improbabili, sono quelle che movimentano la scena facendola catapultare nuovamente nella normalità.

Osservo queste persone, che mi mancano da così tanto tempo, perché nella normalità della vita possono sembrare persone normali, ma poi si trasformano in persone straordinarie nella loro ordinarietà.

Ad un tratto vedo una donna magra con i capelli lunghi e rossi, ben vestita, che corre verso il tabacchino, i carabinieri le vanno incontro fermandola per non farla entrare nel negozio, il giovane tabaccaio le porta una sedia e una bottiglietta d’acqua. Capisco che è la moglie.

Vedo la confusione nei suoi occhi, si sa, ora non ci si può abbracciare, ma forse quella persona ne avrebbe avuto bisogno.

Vede suo marito sulla barella con il macchinario che simula il massaggio cardiaco. Lo guarda incredula, poi sicuramente si fa dire dove lo porteranno.

In pochi minuti vanno via tutti, restano i tabaccai, qualche persona per la strada. Scendo per capire cosa è successo.

La tabaccaia mentre disinfetta nuovamente il suo ambiente mi racconta che mentre il signore gli dava delle carte da pagare, era diventato bianco in volto e si era accasciato a terra. Lo spavento è stato enorme è subito uscita a chiedere aiuto ai carabinieri e immediatamente l’infermiera che era li per caso era entrata a soccorrerlo.

L’immagine dall’alto che ho visto io ero estemporanea, dove a me sembrava che fosse tutto pervaso da una luce amorevole che spingeva ognuno a dare il meglio di se.

Credo che Dio dall’alto dei cieli, ci perdoni perché dall’alto forse non vede le nostre miserie, ma eleva tutto perché lo guarda da un’altra prospettiva.

Vorrei abbracciare tutti i miei compaesani, che inconsciamente si sono riempiti di luce e hanno brillato e come se hanno brillato.

Una preghiera va al signore che si è sentito male, e un grazie a chi era presente ieri che sia in maniera attiva o in manieri passiva perché hanno reso possibile questa fotografia nella mia testa.

Buona giornata. Lisa

P.S.: lo so che quello che ho scritto può sembrare confusionario, ma è difficilissimo interpretare la meraviglia di quel momento, perché come sempre anche se la vita è piena di fatti tragici lei va avanti lo stesso, e se diventiamo osservatori, riusciamo a vedere la magia che si compie in ognuno di noi ogni giorno. Ecco credo che ieri ho visto questa magia di grande umanità.

Share Button