Diario dal corona virus 50


Mamma mia, questo è il cinquantesimo giorno che scrivo di fila il diario dal corona.

Devo festeggiare questo evento? Cinquanta è un numero importante.

Quando compi i cinquanta anni in genere ti fanno una festa pazzesca, con parenti e amici, tutti insieme a bere, mangiare e ballare, per festeggiare che sei ancora vivo.

Dopo più di cinquanta giorni di chiusura della mia attività respiro ancora, non posso festeggiare i cinquanta giorni del diario perché non si può ancora fare feste con gli amici, ne a casa ne fuori, devo solo continuare a fare quello che ho fatto fino adesso… aspettare ( credo proprio che quando finirà questo covid io faccio una festa, bevo come una spugna e poi mi ricoverano in coma etilico perché quando è tanto che non esci, non hai più la misura di quanto riesci a bere).

Oggi è un bel venerdì soleggiato, per ora ci sono quindici gradi fuori, credo che andrò a farmi due passi nella campagna dietro casa per ossigenarmi e riflettere. C’è fermento dentro di me perché a quanto pare con il 18 maggio potrò riaprire ( sempre che non si inventino altro per rimandare ancora le riaperture) . Quindi devo riorganizzare nella mia mente il lavoro, capire come muovermi, sperando che ci diano per tempo un protocollo da seguire per non fare errori e mettere in sicurezza me e le mie clienti ( ho già più o meno tutto quello che serve, mi sono avvantaggiata non si sa mai si apra prima).

Immagino continuamente come sarà la riapertura, quando finalmente potrò far ritornare tutti più belli. Vi è mai capitato che quando siete ammalati e magari causa febbre alta non avete avuto la forza di lavarvi a dovere, appena riuscite a lavarvi i capelli vi sembra di essere già guariti?

Credo che prendersi cura della propria persona sia un lenitivo anche per l’anima. Dopo tutti questi giorni di quarantena ridare smalto alla nostra immagine sarà liberatorio.

Non avrei mai creduto di portare avanti così tanto a lungo questo diario, come avrò già detto in precedenza credevo di asciugarmela in quindici giorni, ovviamente ho fatto i conti senza l’oste. A volte quando mi siedo davanti al computer guardo lo schermo bianco e mi viene da ridere, semplicemente perché mi rendo conto che la mia compagnia è ingombrante, i pensieri schizzano veloci, non riesco ad afferrarli tutti e a volte quelli che afferro potrebbero essere alquanto discutibili.

Mi ha colpito un articolo ieri di una infermiera a Napoli che mentre aspettava l’autobus per tornare a casa da lavoro è stata stuprata da un senegalese grande e grosso.

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente un “vu cuprà” che veniva nel mio negozio anni fa per cercare di vendermi qualche cosa. Mi lasciò perplessa quello che mi raccontò.

Mi disse che quando è arrivato in Italia, gli assistenti lo portavano in una scuola ad imparare le regole di comportamento che avrebbe dovuto tenere, perché nel suo paese certe cose non esistevano per niente. Ha scoperto che qui le donne sono rispettate e se per caso ti trovi per strada e una donna ti attrae non puoi prenderla in disparte e abusare di lei. Perché nel suo paese è normale non chiedere ma prendere.

Mi restò impresso questo racconto, molti diranno che anche gli italiani fanno le stesse cose. Certo ma il contesto è diverso. La cultura e le abitudini delle persone le fanno vedere le cose in maniera diversa. Come quelli che si sposano le bambine, per noi è una pratica inaccettabile, mentre in alcune culture vendere le proprie figlie per farle sposare a qualche vecchio benestante e normale, pur sapendo che quella bambina subirà una violenza orribile per la sua età.

Non credo che gli esseri umani siano razzisti verso il colore della pelle, ma verso la cultura di un popolo. Crediamo che solo la propria cultura sia la più giusta solo perché ci viviamo dentro. I cristiani spagnoli quando hanno scoperto le Americhe volevano civilizzare i nativi del posto. Chi era più civile, gli spagnoli o gli indiani? La civilizzazione è sempre legittima? Chi lo sa .

Il mio “ vu cumprà” era un ragazzo meraviglioso, gentilissimo, sempre pronto a raccontarsi nel bene e nel male. Aveva capito le nostre regole e le aveva fatte sue. Mai una volta si è comportato in maniera ambigua verso di me o verso mia madre.

Altri esemplari invece, quando mi entravano in negozio, mi facevano paura, perché mi incalzavano con frasi sconce e allusioni di ogni genere.

Se invece c’era mio padre nel negozio cioè una figura maschile, allora erano più cauti con i modi e le parole. Quando sei sola invece è veramente inquietante.

Cerco sempre di far vedere che non ho paura di loro ( nella realtà me la faccio sotto), perché ho notato che se ti vedono spaventata ti danno ancora più contro, quando invece gli tieni testa capiscono che devono uscire dal tuo negozio senza fare tante storie. Fortunatamente ho il negozio in centro al paese, altrimenti se fossi isolata, chissà come potrebbero andare a finire certe vicende.

Ricordo un signore che veniva dal Marocco brutto maleducato e sporco, che disse a una mia cliente anziana perché ancora non era morta. Istintivamente mi sono frapposta fra lui e la signora. Lui mi guardò fisso negli occhi : – Tu dovresti provare il cxxxo di marocchino, io quando esci questa sera ti aspetto… – poi non vi raccontare i dettagli sconci che mi ha detto, li lascio alla vostra fantasia, esagerate che tanto non raggiungerete il livello di perversione di quella persona.

Lo sguardo di sfida e quelle parole mi aveva tramortita. Sentivo il corpo irrigidirsi, nauseata da quelle parole, mi sentivo immobile in quella situazione surreale. Poi il senso di protezione che ho verso chi frequenta il mio salone ha preso il sopravvento e con fare deciso l’ho spinto fuori dalla porta chiedendogli gentilmente di uscire e dicendogli che qui non era gradito. Lui mi ha minacciato di chiamare la polizia perché lo spingevo fuori. Io gli ho detto che se non usciva chiamavo i miei fratelli.

I fratelli sono stati un buon deterrente. Devo ammettere che per giorni temevo che quel omone potesse postarsi fuori dal negozio per portare a termine la sua minaccia. Non è bello vivere con l’angoscia di essere aggredite.

Non tutti gli extra comunitari sono brave persone, molti sono veramente esseri spregevoli. Non faccio di tutta l’erba un fascio, ma se ti trovi un italiano male intenzionato avendo la tua stessa cultura riesci a capire se puoi riuscire a farlo capitolare (ovviamente ho avuto a che fare anche con quelli), ma chi vine da lontano, dove magari la donna é considerata alla stregua della pecora da mungere, potete ben comprendere che la lotta potrebbe diventare alquanta ardua.

Ripenso hai droni messi in funzione per andare a multare un solitario in spiaggia che prende il sole, mentre sullo spiazzale in pieno giorno in una città deserta un’onesta cittadina viene stuprata senza che nessuno se ne accorga, dove è quel drone che multa un cittadino che non sta facendo niente di male, mentre spacciatori, stupratori, malviventi in genere operano indisturbati. Poi mettono la multa a te perché non hai la mascherina sul naso mentre vai in bicicletta. La cosa paradossale è che quando hai bisogno non ci sono mai, invece quando potrebbero non esserci ci sono. Premetto che ringrazio comunque queste persone che a volte limitati da ordini superiori fanno il loro dovere. Ho degli amici della forza dell’ordine che raccontano le loro difficili vicissitudini, tra delinquenti da seguire, cittadini disubbidienti e arroganti, nel destreggiarsi tra cavilli e cavillini da interpretare sul momento. A volte sono tempestivi a volte no, ma come in tutte le cose non sempre si riesce a fare quello che si vorrebbe. Non so se avrei la pazienza che hanno loro, io col mio temperamento avrei già sparato a certi elementi, invece loro cercano di aggiustare le situazioni senza arrivare alla violenza. Ma questa è un’altra storia.

Ieri mi ha colpito questo fatto. Ma chissà quante donne, che forse sono a fare una passeggiata, o tornano da lavoro, vengono aggredite ogni giorno.

Spero una mattina di svegliarmi in un mondo diverso, dove ci si può guardare negli occhi senza leggervi dentro odio e rabbia, così da poter muoversi senza il timore che l’altro non sia ciò che sembra.

Ho visto un documentario del Giappone, dove i bambini possono andare per strada anche da soli che nessuno oserebbe importunarli. Se perdi il portafoglio pieno di soldi sei sicuro che te lo restituiscono con tutti il denaro dentro. Puoi girare in piena notte nelle parte più malfamate della città che sei certo che non verrai aggredito, perché il senso dell’onore del giapponese e molto forte.

Voglio anche io avere un gran senso dell’onore, magari se uno comincia a essere una persona d’onore gli altri lo seguono. Prima però dovrò imparare per bene questa disciplina perché sono nata qui, e a volte senza accorgermi calpesto il mio onore magari credendo di essere nel giusto.

Buona giornata. Lisa

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