Diario dal corona virus 47


Giornata nuvolosa come il mio umore.

Dicono che è la premenopausa. Col cavolo…Il fatto è che sono ancora a casa, con l’ansia dell’apertura del negozio perché appaiono all’orizzonte sanificazioni, plexiglass divisori. Mi chiedo, ma se lavoro da sola, cosa devo dividere?

Quando ho pulito e disinfettato l’ambiente dovrebbe essere a posto. Poi sui clienti usi tutti gli asciugamani, mantelline monouso, mascherina visiera, disinfezione degli strumenti dopo averli usati su ogni singolo cliente, e alla fine, sono certa, che i chirurghi verranno a fare le operazioni nel mio negozio, perché più igienizzato di un ospedale. Come se non bastasse un cliente per volta e dopo venti minuti e aver areato l’ambiente puoi far entrare un altro cliente. Inoltre il cliente non può sostare all’interno dell’ambiente dopo che hai finito il lavoro su di lui. Immaginatevi una situazione tipo, finisci di fare i capelli alla cliente, magari di una certa età che è stata accompagnata da un parente, finisci il lavoro, non puoi far entrare il cliente successivo perché la signora è ancora all’interno del negozio dato che fuori piove, non puoi farla uscire. Il parente è in netto ritardo, tu devi cominciare la pulizia dell’ambiente per accogliere il cliente successivo che magari arriva in anticipo, il quale non può sostare fuori dal negozio per evitare gli assembramenti (non devo fasciarmi la testa prima che mi si presenti il problema).

Potete capire il mio sconforto mescolato all’ansia, anche perché in genere ci saranno dei controlli e se non sei a norma secondo le loro direttive, prendi delle multe, in un momento dove non hai soldi, dove ti sei indebitato per adempiere alle norme, diventa un incubo.

Pur di lavorare comunque mi sottopongo anche a questo tipo di richieste, anche se non credo che a casa ogni giorno le persone sanificano gli ambienti. Per fortuna che non vendo vestiti, altrimenti ogni persona che prova un capo lo devo disinfettare, e magari dopo aver sanificato mezzo guardaroba del negozio la cliente non compra nulla.

Parliamo dei bar? Che devono fare solo le cose per asporto?

Capisco il problema del covid, contagioso pericoloso, distruttivo, tutto quello che volete, ma molte persone in questo periodo, hanno lavorato in vari settori a contatto con centinaia di migliaia di persone e non si sono ammalate. Sono felice di sanificare il mio ambiente per tutelare me stessa in prims e gli altri, credo però che stiamo rasentando la follia.

Le protezioni naso bocca sono indispensabili ora, come pure i gel disinfettanti e i guanti. Tenere puliti gli attrezzi del mestiere lo si faceva anche prima. Non credo che provando un vestito in un negozio potrei ammalarmi, semplicemente perché porto la mascherina i guanti, mi sono sanificata le mani quando sono entrata, mi sembra tutto esagerato.

Io parlo di buon senso, di attenzione.

Il lavoro non sarà più come prima, i negozianti hanno spese più alte meno lavoro e guadagni irrisori. Nessuno se ne accorge?

Solo quando parlo con partite iva vediamo il tracollo del nostro sistema finanziario?

Un cliente alla volta.

Come faccio a sopperire alle spese e alle tasse che dovrò pagare con un cliente ogni ora e mezza? Il governo ci dice che possiamo stare aperti sette giorni su sette per quindici ore al giorno.

Ma io come faccio a turnarmi da sola? Senza dimenticare che sono in premenopausa con tutti i problemi fisici e psicologici del caso. ( Avevo problemi fisici anche prima del covid, ma si va avanti lo stesso perché bisogna mangiare).

Il tutto per arrivare al fatturato che vuole il governo. Chi mi garantisce che avrò sempre lo stesso giro di clientela se anche gli altri come me non hanno neanche i soldi per prendersi da mangiare.

( Per fortuna mio marito lavora, ma non tutti hanno questa fortuna.)

Faccio mente locale per capire come farò ad organizzare il lavoro. Poi vedo alcuni clienti che si sono fatti i capelli da soli, oppure hanno usufruito di qualche abusivo. Certo potevo andare io a fare i capelli a loro, ma il rischio di perdere la licenza è più alto del piccolo aiuto economico che avrei avuto sul momento. L’abusivo non ha nulla da perdere.

Metto sul piatto della bilancia i pro e i contro di quando riaprirò l’attività.

Il cuore ama il mio lavoro e mi sprona a non mollare, mi dice che abbiamo superato altre difficoltà. La mente analitica mi mette in guardia, su quanto è facile con due mesi di chiusura forzata cadere nel baratro, perché nell’apertura nulla è certo, non sappiamo quanto la popolazione aderirà nuovamente al nostro servizio. Questo vale per tutte le attività che si sono fermate.

Quando apri un’attività in un periodo normale, senza malattie strane è dura, ma con questo spettro alle spalle è ancora peggio perché non puoi fare pronostici, brancoli nel buio.

Oggi sono andata in negozio a controllare se era tutto a posto.

Povero, lui è li che aspetta, non si è mosso di un millimetro proprio come me. Ci siamo guardati come a chiederci che cosa stavamo aspettando, lui freme affinché quella porta si apra al pubblico, lui desidera sentire le persone chiacchierare di ogni cosa al suo interno. Questo è il mio negozio, un punto d’incontro, un modo diverso di stare assieme.

Lo stare insieme ci è ancora negato, il comunicare liberamente, stringerci una mano per confortarci l’un l’altro, ci è permesso guardarci negli occhi ma abbastanza distanti da non capire di che colore sono.

La mascherina nasconde i sorrisi e sembriamo tutti estranei. Tutto questo ci può salvare da una brutta malattia, ma ci fa vivere anche una brutta vita.

Non credo più a tutto ciò che mi viene detto, perché fino adesso non hanno capito cosa è realmente accaduto in Lombardia e Piemonte, il perché in quelle regioni è successo il finimondo e nel resto d’Italia no.( All’inizio ci esortavano a non avere paura che quella epidemia da noi non sarebbe arrivata, quindi credo che forse sarebbe dovuta andare così, invece in quelle regioni è avvenuto qualche cosa di anomalo credo, anche perché per l’Europa noi eravamo gli untori. Avevano detto che erano pronti ad affrontare questo virus, poi tutto è improvvisamente precipitato, in particolar modo in quelle due regioni.)

Se capiamo cosa ha realmente scatenato quell’epidemia massiccia in quelle regioni, credo capiremmo anche come arginare in sicurezza questo virus. Premetto che non sono nessuno, sono solo un pensatore ignorante certo, ma che vive una situazione di straordinaria follia.

Mi auguro che il sistema finanziario italiano non crolli, e questo facendo due conti lo scopriremo solo ad ottobre o novembre, altrimenti anche i soldi della sanificazione del negozio con tutti i presidi del caso, saranno un ulteriore spreco, perché anche lo stato non avrà risorse per i suoi stessi stipendiati, a questo punto cadremo veramente in un baratro profondo.

Il settore del turismo con tutto il suo indotto e a terra del tutto. Io non posso aiutarlo perché questo anno è certo che non potrò andare in vacanza, non avendo soldi.

Questo vale per l’abbigliamento, come pure per la ristorazione, i bar.

Speriamo che riaprendo almeno un minimo riusciamo a non affondare. Magari la barca continuerà ad imbarcare acqua, ma spero che avremo abbastanza secchi per svuotarla e non affondare, forse continueremo ad avere i piedi in ammollo, ma almeno non anneghiamo.

Avanti tutta, alziamo le vele al vento se il vento soffia, altrimenti remi in mare e voghiamo con forza e determinazione.

Buona giornata. Lisa

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