Diario dal corona virus 45


La domenica è la giornata giusta per raccontarsi una storia, per sciogliere la tensione della settimana, regalandoci un po’ di svago.

Tra fantasia e realtà ora vi racconto questa storia qua.

Il Pipistrello nero

In un castello sopra un monte viveva un re con la sua bellissima regina.

Il re però non era mai contento, perché di tutto quello che possedeva sentiva che gli mancava qualche cosa.

La regina cercava di accontentarlo in tutto, ma sembrava non riuscirci come avrebbe voluto.

La frustrazione a palazzo era palpabile, anche i servi, le guardie non sapevano più cosa fare. Il giullare di corte aveva finito tutti i suoi scheck, ed era molto frustrato per questo perché il re non rideva più.

Tutti a corte vivevano nell’ansia, perché temevano che il re un giorno potesse andare in escandescenza ed essere tutti licenziati, o messi in carcere.

La regina cercava di tenere le redini del regno, per non mettere ancora di più sotto pressione il consorte.

Anni addietro erano tutti felici quando il re era soddisfatto di se stesso e sereno, poi un giorno uscì a caccia da solo, con il suo cavallo e il suo arco. Tornò dopo due giorni senza aver preso nulla e con l’umore pessimo. Da quella volta tutto cambiò.

Nessuno seppe cosa era successo in quei giorni, neanche la regina. Quindi nessuno sapeva come aiutarlo.

Il giorni passavano lenti, non si potevano più fare feste, ne a corte e nemmeno nei villaggi. Non si poteva uscire la sera nelle taverne, e i viandanti dovevano dormire all’agghiaccio, perché nessuno poteva entrare nel regno e sostarci a lungo.

Il re, era sempre più insicuro e arrabbiato, sembrava che non avesse più il controllo sul suo regno. Ma cosa era mai successo a questo uomo fiero e forte?

Un giorno la regina venne convocata di nascosto dai consiglieri di corte.

– Vostra Maestà, abbiamo consultato un mago, per capire cosa è successo al re. Ebbene, ha detto che dovete recarvi da lui, voi solamente, perché solo con voi può parlare. –

La regina prese il cavallo e si diresse nel bosco accompagnata da una guardia. I consiglieri le avevano detto che il mago si trovava nel fitto del bosco, di non preoccuparsi che il cavallo l’avrebbe portata a destinazione perché il mago gli aveva fatto un incantesimo per farlo arrivare da lui.

Alla regina il bosco le aveva fatto sempre paura, succedevano sempre cose strane in quel luogo, ma il regno era da salvare e quindi doveva recarsi dal mago per vedere il da farsi.

– Ben venuta Vostra Grazia nella mia umile dimora. – Il mago viveva dentro il tronco di un grosso albero, il profumo di muschio e incenso la avvolse come in una nuvola.

– Buon giorno a voi. Ditemi dunque, avete idea di cosa sia successo al re? –

L’uomo con gli occhi chiusi, sembrava guardare oltre il tempo e lo spazio.

– Il re si è perso nel bosco, ed è stato rapito dal pipistrello nero, un essere che aumenta negli esseri umani la diffidenza, l’ansia, la paura e l’insoddisfazione. Se il pipistrello lo ha morso, gli ha tolto tutta la fierezza, ecco il comportamento del re .-

La regina chiese allora cosa avrebbe dovuto fare.

– Il re deve tornare nel bosco a cercare il pipistrello, e combattere per riavere la sua fierezza e la sua serenità. Il pipistrello governa il regno, non il re. Voi mia regina dovrete accompagnarlo e combattere al suo fianco, per superare assieme questa piaga. –

La regina si sedette su uno sgabello. – Ma io non ho neanche mai preso una spada o un arco in mano, come faccio a combattere questo pipistrello ? –

Il mago si lisciò la lunga barba nera con la mano, sorrise e aggiunse: – Non credo di aver parlato di spade o armi, quando vi troverete davanti al pipistrello, capirete quali saranno le vostre armi e saprete utilizzarle con efficacia. Ora andate, caricate sul cavallo il re e portatelo nella foresta che vi ho indicato. Se il re fosse venuto nel mio bosco non sarebbe successo nulla, ma ha scelto la strada sbagliata e questo è stato il risultato. Potevamo salvarlo? Forse si se non lo aveste lasciato solo, quindi ora assieme dovrete risolvere il problema.-

La regina ritornò a corte, presa dall’enfasi delle parole del mago, impose al consorte di seguirla. L’uomo non era molto convito delle argomentazioni della moglie, anche perché di un pipistrello lui non ricordava nulla. Ma per non sentirla brontolare la seguì anche perché una passeggiata a cavallo gli avrebbe fatto bene.

Si inoltrarono nella foresta, il fitto degli alberi di quel luogo a malapena facevano entrare i raggi del sole. La regina si sentiva irrequieta, mentre il re era sempre insoddisfatto anche di quella gita a cavallo.

Più si inoltravano nella foresta, più l’umidità appesantiva le loro vesti.

– Mia cara, credo sia meglio tornare in dietro, guarda ti si sta rovinando anche tutta l’acconciatura, poi ho i vestiti tutti bagnati dall’umidità non vorrei prendermi un malanno.-

La regina lo esortò a continuare, anche i cavalli sembravano disorientati e impauriti, ma lei aveva un obiettivo in testa, salvare il suo regno da un re che non si comportava più come tale, rivoleva suo marito, un uomo giusto forte e determinato non pauroso e capriccioso.

Mentre era immersa nei suoi pensieri venne disarcionata da cavallo perché un grosso pipistrello nero grande come un essere umano si parò dinnanzi a loro. Il re si nascose tra la vegetazione piagnucolando.

La regina si spaventò a vedere quell’essere gigantesco e inquietante. Cercava con lo sguardo il re, lo sentiva piangere, ma non riusciva a vedere dov’era.

Ad un tratto gridò a gran voce:

– Mio re dove sei, vieni a riprendere il tuo regno. –

L’uomo a quelle parole alzò gli occhi e gli parve di vedere uno spiraglio di luce attraverso le foglie. Il suo regno, la sua dignità, la forza, doveva riprendersela.

Uscì dalle nascondiglio ancora tremante nel vedere quel pipistrello spaventoso che rideva alle sue spalle.

– Non riavrai mai la tua forza piccolo re. Io te l’ho presa, e presto sarò io a governare il tuo regno, perché il popolo ha bisogno di sovrani forti non di uomini paurosi e deboli.-

A quelle parole la regina cadde nello sconforto e si mise a piangere immaginando quell’essere spregevole governare sulle loro genti.

Il re non aveva mai visto in tutta la sua vita la regina piangere, e qualche cosa dentro di lui prese il sopravvento.

– Pipistrello non avrai il mio regno, il mio popolo, anche se ho paura, ti combatterò con tutte le mie forze. –

Il pipistrello si avvicinò al re lo guardò fisso negli occhi, il re sostenne il suo sguardo, ad un tratto il pipistrello cercò di mordere il re, ma quest’ultimo fu molto più lesto e lo morse con forza.

Il re sentì tutto ad un tratto, una grande energia pervaderlo, sentì sotto i denti il pipistrello rimpicciolirsi. Mollò la presa e l’animale volò via nel fitto della foresta.

Il re prese tra le braccia la sua regina e con un sussurro le chiese perdono per non aver mai lasciato che lei potesse esprimere la sua sensibilità perché doveva essere forte per entrambi.

Il re era tornato in se più forte di prima, determinato a riportare al suo regno la gloria che merita.

Come per incanto il re e la regina stretti nel loro abbraccio si ritrovarono nel giardino del castello.

Si guardarono intorno, videro il mago seduto sulla panchina sorridente.

– La metafora di questo straordinario evento spero l’abbiate capita entrambi, il pipistrello è quel vampiro che se lasciato libero di agire nell’oscurità delle vostre menti potrebbe farvi perdere l’essenza delle vostre doti, facendovi essere ciò che non siete. Voi sire diventando un insoddisfatto codardo, mentre lei mia regina di riflesso ha dovuto essere ciò che non è, una donna dura per sopperire alle manchevolezze del re. Che questo vi serva da lezione. Quando vi sentite sopraffare dalla paura o dalla apatia, andatele a cercare, combattetele e uscitene vittoriosi. Solo affrontando i vostri pipistrelli riuscirete a non temerli più.-

Quella sera si organizzò una grande festa a corte e nelle settimane seguenti tutti poterono festeggiare nei villaggi nelle locande e i viandanti furono nuovamente ben venuti nelle terre del re .

Buona domenica.Lisa

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