Diario dal corona virus 42


Che stanchezza mentale, tra emozioni contrastanti, sogni infranti, eppure si va avanti.

Riflettevo sul fatto che la popolazione deve stare a casa e non fare assembramenti.

Premetto che, con la mia terza media scarsa, quella parola come l’avevo sentita pronunciare, mi ha dato particolarmente fastidio.

Sul momento non ho voluto ascoltare questa strana sensazione. Ma l’altro giorno ho preso il mio caro vecchio vocabolario e sono andata a leggere il significato.

Assembramento: raggruppamento di persone con intenzioni ostili, sospette.

Mi è venuto un colpo.

Volete farmi credere che le persone se per caso si raggruppano per un motivo o per un altro hanno intenzioni ostili? Il capo del governo crede questo degli Italiani?

A questo punto nasce il sospetto che loro temessero una rivolta popolare, perché sicuramente sapevano in che disagio avrebbero messo la gente.

L’esortarci di stare a casa e non fare assembramenti è una forma preventiva alla rivolta.

Ammetto questo governo è un genio.

Presumo che se avessero usato qualche altro termine nella mente collettiva non avrebbe fatto presa.

Sarebbe stato più elegante usare capannello. “ Vi chiedo se possibile non formare capannelli di persone, nelle piazze o nelle vie, per poter mantenere le distanze di sicurezza collettiva.”

Oppure chiedere di stare attenti a non fare gruppi troppo consistenti.

Assembramento, suona di guerriglia, da la sensazione che sei un cattivo cittadino in mala fede se per caso ti trovi in una calca.

Sarebbe stato meglio la frase “ non accalcatevi”, più morbida meno accusativa.

Le parole hanno un peso, un suono e un significato.

Possono crearti più o meno disagio.

Assembramento ha un suono che mi mette disagio, sembra con quella parola che le forze dell’ordine possono metterti una multa, oppure accusarti di qualche cosa, mentre tu magari eri lì per caso, senza nessun tipo di intenzione malevola.

Anche quando dice che se i contagi da covid 19 tornano ad aumentare il presidente del consiglio darà una nuova “ stretta di vite”. A mio avviso sarebbe più opportuno dire che gli dispiace ma dovrà sicuramente tornare in dietro sui suoi passi. Lo trovo meno aggressivo comunque comprensibile e accettabile come concetto. La stretta di vite in genere è dolorosa.

Ho sempre ascoltato molto attentamente le persone e a seconda delle parole che usano per far capire i propri concetti ci si rende conto anche inconsciamente delle intenzioni dell’altro.

Nel mio inconscio, assembramento ripetuto più e più volte nei vari discorsi, mi metteva inquietudine.

Come pure le pubblicità che ti martellano di stare a casa, fare esercizio fisico, lavarsi le mani e tenere gli ambienti puliti.

In questo caso te lo dicono con una voce armoniosa e paterna, confortevole e amorevole.

I pubblicitari del premier devono essere cambiati con quelli della pubblicità televisiva.

Perché se non vogliono che facciamo assembramenti devono dirlo amorevolmente con le frasi giuste.

Premetto che la disubbidienza è insita nel mio dna, ragion per cui, si sto a casa per il rispetto che ho per gli altri, ma l’esercizio fisico e le faccende domestiche sono un’altra storia. In nessun modo riesci a convincermi di farli. Li faccio sempre e solo quando va bene a me e se mi va.

Ieri ho visto la protesta del Locale di Pieri Mortadele di Udine, devo dire che quell’uomo è un grande. Mai una metafora più chiara fu fotografata.

Gli imprenditori non sarebbero tali se non fossero artisti di natura, ironici e pieni d’inventiva.

Spero che torneremo presto a fare assembramenti, ma quelli che dico io, senza inganni, solo per il gusto di stare assieme, perché consapevoli che il nostro governo non ci vede più come attivisti di qualche genere.

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