Diario dal corona virus 41


Delusione.

Potrei fermarmi qui, perché con questa parola esprimerei già tutto il mio stato d’animo.

Ieri sera ero così convinta che il mio paese situato su una bella collina avrebbe fatto la differenza. Certo sono una sognatrice. Come al solito l’amara realtà mi ha travolta come una valanga.

Che delusione, potevamo far parlare di noi, di questo paese anche se piccolo poteva dimostrarsi forte e coraggioso. Invece no. Come in altre occasioni questo paese è rimasto fermo. Disinteressato, distratto, perché come sempre ognuno pensa alle proprie faccende.

Con la mia automobilina, parto da casa speranzosa e convinta che tanti come me avrebbero fatto il piccolo sforzo di accendere le luci della propria attività.

Invece nella mia zona eravamo solo io e mio figlio e un po’ più in su altre due attività. In un altra zona so che aveva acceso le luci anche un bar.

Era una protesta, contro certe restrizioni, ingiuste, perché non siamo stupidi, sappiamo che mettendo le nostre attività in sicurezza possiamo riaprire, in una regione come la nostra dove i contagi sono minimi.

In altri paesi hanno protestato facendo anche manifestazioni con le dovute distanze nelle piazze.

Noi invece neanche lo sforzo di accendere per mezz’ora la luce delle nostre attività.

Si, perché la luce è speranza. I piccoli negozi sono la luce del paese.

Guardavo fuori dalla mia vetrina sconsolata.

Il buio regnava sovrano. Un paese morto.

Ma cosa stiamo facendo? Ci lasciamo abbattere così per dei decreti?

Morire per covid o morire per fame?

Quella strada buia, mi ha fatto capire che a nessuno importa niente. Anche se la tua attività funziona, non hai problemi non ti costava niente sostenere chi i problemi ce li ha.

Bastava accendere una luce. Anche le banche le assicurazioni, che a Fagagna hanno le vetrine più importanti potevano accendere le loro luci.

Ma il dramma nel dramma è vedere passare due volanti dei carabinieri, in un paese vuoto.

Forse si aspettavano che i negozianti sarebbero scesi in piazza a manifestare, invece non c’era nessuno.

Ad un tratto un’amica mi dice che in piazza è stato fermato un ragazzo che camminava solo.

Dico e ripeto solo, sotto la pioggia.

Gli hanno sicuramente fatto compilare l’auto certificazione.

Vengo a sapere che ha ricevuto una multa di 280 euro perché camminava senza mascherina.

In questo momento mi scende il silenzio nel cuore, si ferma…come era solo…sotto la pioggia, quale danno avrebbe potuto recare alla collettività?

Osservo il mio paese che tanto amo, buio.

Possibile che non ci accorgiamo che siamo sotto uno stato di polizia, per infrazioni ridicole prendiamo multe assurde? Se il poliziotto ti ferma e tu non hai la mascherina è suo dovere informarti che non sei nel giusto e per farti proseguire il tuo cammino fornirtene una, non multarti.

Il mio paese che tanto amo è buio.

Possibile che siano riusciti con il terrore per una malattia a rinchiuderci nelle nostre case come animali in gabbia e se ti permetti di fare due passi paghi multe o sanzioni varie?

Possibile che siano riusciti a farci questo?

La gente non è stupida sa come difendersi dalla pandemia, nessuno vuole ammalarsi o fare ammalare gli altri.

Qui però non so se saremo in grado di difenderci dalla dittatura.

Paura.

Per la prima volta nella mia vita, ho avuto paura del buio di Fagagna, non perché avrei potuto trovarmi qualche male intenzionato, ma perché ieri sera ho capito che la mia libertà di movimento è stata annientata da un decreto che aggira la nostra costituzione. Ho paura, la costituzione ha sempre protetto ogni individuo, ricco o povero. Senza di quello veniamo messi nelle mani di un singolo uomo che non sappiamo quanto voglia fare gli interessi della nostra nazione.

Stando chiusa in casa, come mi è stato richiesto, non avevo fatto caso a quello che succedeva al di fuori delle mie quattro mura, se non attraverso la televisione, che a sua volta manipola la realtà.

Nel nulla di ieri sera ho visto tutto, nelle volanti dei carabinieri che poveri devono eseguire gli ordini, ho visto quella grossa mano oppressiva che stritola la dignità e la libertà umana.

L’unica luce ieri notte era la mia vetrina, quella vetrina che ha sempre accolto migliaia di persone.

Mentre tornavo a casa, volevo piangere, non perché ancora non apro il mio negozio (io sto bene anche a casa), ma per la solitudine , perché non ho condiviso con nessuno questa surreale esperienza.

Il mio paese non fa comunità, nemmeno tra persone della stessa categoria.

Ho paura. Non di non aprire, ma dallo stato di polizia in cui siamo caduti.

L’onesto cittadino è diventato il delinquente perché osa mettere il naso fuori di casa, i delinquenti quelli veri invece lavorano indisturbati.

Siamo all’inizio della fine e nessuno vede.

Da bambina pregavo Dio, volevo essere una delle tante fiammelle che avrebbero illuminato il mondo.

Non voglio far spegnere questa fiammella, voglio continuare a nutrirla con la speranza.

Lotterò sempre per la libertà e per i diritti di ogni uomo.

Anche se ieri sera non è andata come avrei sognato, so che l’intuito mi suggerirà altre vie da seguire.

Se vi sembrerò folle e indisciplinata è per salvare la mia libertà.

Andrò per la mia strada da sola, come ieri sera. Non lascerò che Fagagna il paese che ho sempre amato, resti nel buio. Accenderò finché ho vita una luce.

Buona giornata. Lisa

P.S.: questa volta non mi scuso per lo sfogo. E se ho dato fastidio a qualcuno e l’ho deluso, ricordatevi che la delusione è reciproca. Grazie invece a chi era con me.

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