Diario dal corona virus 38


Come da prassi ormai ben collaudata, vi racconterò una favola, la domenica deve essere di svago e di riflessione. Buona lettura.

Il canarino e l’apicultore.

C’era una volta un proprietario terriero, che possedeva parecchie terre. Lavoravano per lui contadini, braccianti, mezzadri. Inoltre per poter vendere tutti i frutti del suo raccolto aveva ingaggiato rappresentanti che viaggiavano a proporre sul mercato ogni bene prodotto.

La sua casa era enorme, aveva donne di servizio, maggiordomi, contabili, e consiglieri che lo aiutavano a fare restare fiorente la sua meravigliosa azienda.

Un giorno un apicultore gli chiese udienza.

I sui consiglieri essendo troppo impegnati in faccende per loro molto importanti e ignari di ciò che l’uomo voleva dire al loro padrone, lo fecero mandare via dalla servitù. Oltretutto a loro del miele non importava nulla, quindi perché perdere tempo ad ascoltare l’apicultore. Che se ne tornasse tra le sue arnie e che non venisse più a disturbare i loro affari.

Il proprietario terriero, aveva come animale da compagnia un canarino trovato ad un mercato. Gli piacque subito perché cantava molto bene lo elogiava per la sua grandezza e potenza.

Lo portava ovunque con se nella sua bella gabbia dorata, con acqua di fonte e semi di grande qualità. L’astuto canarino, aveva ben individuato il carattere del suo proprietario, ragion per cui capì subito come entrare tra le sue grazie, riuscendo ad ottenere tutti i benefici per se stesso. Guardava dalla finestra gli altri uccelli che volavano liberi, e pensava tra se e se che loro erano degli stolti dato che avevano fatto una scelta diversa dalla sua, dovevano cercarsi il cibo e ripararsi dal freddo, sfuggire ai predatori, quindi non avevano alcun diritto a lamentarsi.

Intanto cinguettava, cantava, si gongolava della sua bravura e della sua bellezza.

Nel frattempo l’apicultore, nella più totale disperazione, non sapeva come avvertire il grande proprietario terriero di quello che sarebbe successo di li a poco.

Provò a parlare con i braccianti, i contadini, ma nessuno lo ascoltava tutti presi dalle proprie faccende.

Fino a che un giorno, sentì cantare il canarino. Allora gli venne un’idea, mandò una delle sue api a parlare col canarino per fare in modo che mettesse in guardia il proprietario.

L’ape andò dal canarino, gli raccontò i fatti. Ma il canarino gli rise in faccia e disse all’ape che le sue erano solo parole di un essere invidioso, perché lui era nella sua bella gabbia dorata mentre l’ape per vivere doveva lavorare.

Il canarino al suo padrone non disse nulla, e continuò a cantare felice della sua vita.

L’apicultore era disperato, doveva fare qualche cosa.

Portò con se un vaso di miele, forse con un dono il proprietario terriero lo avrebbe accolto. Invece i consiglieri si presero il miele e lo cacciarono via. Il povero uomo cercò di parlare con le donne di servizio, ma ognuna timorosa di perdere il proprio posto, non gli diedero retta.

L’uomo sconsolato se ne andò piangendo. Girandosi un’ultima volta verso la grande casa, vide il canarino alla finestra e lo supplicò di mettere in guardia il suo padrone. Il canarino gli girò le spalle infastidito da quel uomo che sembrava portasse solo disgrazie. Tanto a lui cosa gli importava era nella sua bella gabbia dorata.

Nessuno volle ascoltare l’apicultore e in meno di quattro anni il grande proprietario terriero cadde in disgrazia. Era grazie al lavoro silenzioso delle api che i suoi campi e frutteti producevano in grande quantità. Nessuno ha voluto ascoltare l’apicultore, che si era accorto che le sue api morivano a causa di un pesticida. L’uomo sapeva che senza le api che impollinavano le piante tutto sarebbe andato in rovina. Ma siccome lui era solo un piccolo apicultore, dimenticato da tutti, nessuno lo aveva preso in considerazione.

Bastava così poco, a salvare tutti. Bastava che venisse ascoltato.

Il canarino dal canto suo fu l’ultimo ad accorgersi del problema, perché attraverso la sua gabbia dorata non vedeva la realtà dei fatti, tanto sementi ed acqua gli arrivavano sempre.

Un giorno, mentre cantava come al solito le grandi gesta del suo padrone senti l’uomo gridare:

– Taci…non cantare più menzogne su di me. La vita mi ha dato una grande pedata nel sedere, facendomi cadere dal mio scranno, almeno tu, dato che eri sempre con me avresti dovuto dirmi ciò che l’ape prima e l’apicoltore poi ti avevano detto. Ma niente, come tutti lo hai taciuto per paura di perdere i tuoi privilegi. Esci da questa gabbia e vattene via. –

Il canarino venne liberato, incapace di riconoscere la grande fortuna che gli era capitata perì a sua volta per la paura di affrontare la vita.

Buona giornata, Lisa.

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