Diario dal corona virus 37


Oggi è il 25 aprile 1945.

Magari, almeno saremmo tutti liberi dalla dittatura e dal fascismo ed entreremo finalmente nella democrazia e nella libertà.

Invece siamo il 25 aprile 2020, imprigionati da un virus. Ogni tanto mi sembra di essere in dittatura, perché non posso uscire come meglio credo, non posso lavorare, non ho la libertà che credevo di avere.

Spero di trovarmi ancora in democrazia, o almeno di ritornarci presto, anche perché sarebbe un peccato che chi ha lottato per questo diritto sia morto invano.

Fermo restando che non mi intendo di storia e di politica, guardo per ora ancora la mia piccola realtà, ragion per cui cullo i miei pensieri immaginandomi a qualche sagra, con la musica, la costa e la polenta, assieme ad amici con i quali ridere e scherzare.

Oggi dovevamo festeggiare alla grande, invece mi sa che qui c’è ancora poco da festeggiare.

La storia dicono insegna molto, ma a quanto pare impariamo poco.

Ci sono state altre terribili epidemie, alcuni perirono altri no. Ma come al solito ci lasciamo circuire dalla paura e non dal buon senso. Paura di fare troppo poco, o paura di agire in maniera sbagliata.

Questa epidemia poteva essere gestita diversamente? Forse si, e forse no. Chi lo sa.

Però alla festa della liberazione, ci sarebbe voluto un attimo di più respiro, non per fare assembramenti, ma per dare un attimo di tregua, la gente non è stupida, avrebbe agito nel bene comune, non solo per quello individuale.

Questo virus ha rotto gli zebedei, si perché non ci lascia liberi. E’ un tarlo continuo nella testa, non credo di aver mai pensato così tanto ad una malattia come a questa.

Sintomatici, asintomatici, mascherine , disinfettanti. Comincio a temere di dare il bacio della buona notte anche a mio marito.

Eppure sarebbe stato bellissimo essere liberati oggi, in una così bella e significativa ricorrenza.

Fanno vedere dei filmati di quel giorno, dove le più importanti città festeggiano tutti assieme, ti si stringe il cuore, immaginare i sacrifici e le perdite di queste persone che finalmente dopo varie peripezie possono godere nuovamente della vita, ricostruendo l’Italia che avevano sempre desiderato.

Mi fa simpatia questa Europa unita, dove i nostri capi fondatori l’avevano creata con tanti begli ideali, ignari che nessuno stato avrebbe rinunciato alla propria libertà.

Il paradosso di questo virus è che ha incatenato tutti gli stati ognuno con le sue miserie. Anche la grande America è in sofferenza. Un virus, sta mettendo in ginocchio l’intera economia mondiale.

Tra le righe sapete cosa leggo io?

Il virus è la liberazione della dittatura finanziaria.

Certo, perché rinchiusi nelle nostre case ci accorgiamo che possiamo vivere con molto meno. Che le grandi banche e gli stati senza la grande e piccola produzione crolla come un castello di carta.

Questo virus, riesce a liberarci dai paraocchi che il sistema aveva messo in piedi per tenerci bravi consumatori, lavorando come schiavi per ambire ad oggettini futili.

Il covid 19, fra cinquant’anni sarà festeggiato come la grande liberazione da un sistema opprimente. Come in tutte le guerre, ci sono tanti morti e tanti feriti, ma chi resiste a questi eventi, sarà forte e indomito, sicuro di perorare delle buone cause per il bene di tutti.

In fin dei conti, l’uomo è stato creato per festeggiare ogni giorno della sua vita, non solo alle feste comandate.

L’ottimismo se tenuto alto anche nei percorsi difficili della vita, porterà il meglio anche dopo la tempesta.

Il questo periodo di confusione sanitaria, confusione politica e anche confusione esistenziale, restiamo ottimisti. La festa della liberazione è già dentro di noi, il vero dittatore è il nostro pensiero negativo e persistente.

Il 25 aprile deve essere uno stile di pensiero, come pure il 25 dicembre che è Natale.

Feste positive che dovrebbero accompagnarci tutti i giorni, ricercando in noi quella gioia di vivere, a prescindere di come vanno le cose.

Liberazione

Mi piacerebbe camminare in un viale alberato,
dove il sole mi bacia delicatamente la pelle,
facendosi spazio fra le foglie.
Respiro a pieni polmoni
il profumo della terra.
Cerco tra l’erba
qualche timida viola
che fa capolino per accompagnarmi

in questo felice cammino.
Un soffio di vento
forma un vortice delicato
che fa volare in alto
i semi di un soffione, scrollato
come un oggetto inanimato.
Il mulinello danzando davanti a me

porta con se
la meraviglia di un attimo
di incantevole bellezza.
Quel viale così meravigliosamente animato
accompagna il fruscio
dei miei passi verso
la dimora dove custodisco ciò che ho
più caro:
le persone che amo.
Questo viale

è il sentiero della mia liberazione.

Buon 25 aprile a tutti. Lisa

P.S.: e anche questa volta vi ho buttato lì una poesia, che come al solito è frutto della mia fantasia.

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