Diario dal corona virus 34


Riflettevo.

Tanto a casa cosa puoi fare se non riflettere.

La scorsa settimana, ero andata a prendere nel mio negozio uno shampoo che a casa lo avevo finito.

Mi fermo anche a prendere il pane. Si entra uno per volta, come mi piaceva quando si entrava tutti assieme e qualche volta un anziano, ti guardava con insistenza anche se era entrato dopo di te, e con fare strafottente cercava di fregarti il posto. Erano attimi di duro testa a testa. Quando ero più giovane cedevo, ora che anche io sto diventando vecchia non lascio più passare nessuno. Chissà quando supererò una certa soglia di età se anche io cercherò di fregare il posto a quel mal capitato davanti a me?

Ma ritorniamo a noi. Appoggiando il cellulare su una mensola l’ho lasciato lì. L’ho dimenticato.

Ovviamente se il cellulare non ti suona o non ti serve, lo puoi anche dimenticare.

Passano le ore, ritorno a casa, sbrigo le mie faccende. Preparo il pranzo.

Mentre aspetto i miei uomini che tornino a casa da lavoro, vado a prendere il cellulare nella borsa.

Non lo trovo. Giro per casa. Guardo ovunque. Niente sparito.

Scendo, forse è caduto in macchina penso, invece non c’è.

Arriva mio marito, gli dico l’accaduto. Prova a chiamarmi ma non si sente lo squillo da nessuno parte.

Rifaccio mente locale. Accidenti l’ho lasciato in negozio. Arriva da lavoro anche mio figlio che mi dice che se lo chiamavo me lo riportava lui ( con cosa avrei potuto chiamarlo che non ho neanche il telefono fisso?).

Ho deciso così di lasciarlo tutto il giorno in negozio, volevo vedere se in quarantena senza cellulare sarei riuscita a sopravvivere.

Si sono sopravvissuta.

Il fatto è che da quando sei connesso con il mondo, ti accorgi che il cellulare è un prolungamento di te stesso. Anche se sei da solo in casa, comunichi con chi vuoi. Apri facebook e leggi cosa pensa Tizio, Caio o Sempronio.

Inoltre ti senti in diritto di rispondere più o meno pacatamente ai commenti di amici, conosce di perfetti sconosciuti.

A volte quando leggo certi commenti di una cattiveria e maleducazione inaudita, mi sale una rabbia che potrei mettere le mani addosso a quelle persone.

Mi rendo conto, che l’interazione sui social con gli altri è di una libertà disarmante, per il semplice fatto che dietro a uno schermo puoi scrivere ed essere quello che vuoi. I filtri sociali si annullano, e potresti scrivere cose terribili.

Le persone hanno preso queste piattaforme come “sfogatoio” della propria frustrazione.

Interessante come non ci si senta nessuno se non sei immesso nella rete. Come ci si sente esistere se hai un milione di followers. I soldi li fanno a palanche gli influencers. Ti dicono che se non metti la tua attività in rete non ti troverà mai nessuno. Ti chiamano consulenti di ogni genere per aiutarti a fare il tuo business online.

Tutto si muove in rete, mentre sei seduto in una scrivania. Sei amica di una persona che non hai mai visto, segui quello che scrive, tipo cosa ha cucinato, se ha fatto la pulizia del viso con un prodotto rispetto ad un altro, ti ritrovi a fare auguri di compleanno a persone che non frequenti da un milione di anni.

Scorri video e immagini infinite, rinchiuse dentro una scatoletta che ti sta in mano.

A volte mentre il mondo si muove intorno a te tu sei distratto da altro, molto lontano dalla tua realtà.

L’altro giorno senza cellulare, per un attimo mi sono sentita persa.

Ora cosa faccio?

Mio marito gentilmente si offre per andare a recuperarlo. Ma gli ho detto no. Volevo vedere quanto quel gingillo influenzava la mia vita.

Magia!!!!

Per i primi trenta minuti, senza quel giochino mi sentivo sperduta.

Poi, dopo che mio figlio e mio marito sono andati al lavoro, mi sono guardata un film in tv, ho spazzato il terrazzo, giocato con il cane, suonato il pianoforte. Preparata la cena senza dispositivo di supporto ricetta. Il tutto condito con serenità e spensieratezza, semplicemente perché , non ero ossessionata di capire chi mi aveva mandato un messaggio. Non ho letto post di quei personaggi chiamati leone da tastiera che dicono solo cattiverie che mi fanno salire la pressione ( clicca clicca banna banna).

In fin dei conti, le relazioni sociali virtuali, lasciano il tempo che trovano.

Voglio vedere se siamo così bravi a fare i leoni con le relazioni vere, quelle come nel panificio con

l’anzianetto che vuole fregarvi il posto.

Facile insultare, o fare i santi dietro uno schermo. Facile fare i giudici, denigrare, solo perché una persona non la pensa come te.

Dal vero, devi moderarti, limare il tuo carattere, metterti in gioco. Riuscire a restare calmo, oppure metterti a piangere sperando che l’empatia faccia presa sull’altro.

Nei social trasferiamo parte della nostra anima, diventiamo tutti attori e prendiamo ruoli innaturali.

Alla fine la nostra mente è programmata per capire e accettare poche persone per volta, mentre sui social gestisci centinaia di commenti in pochi minuti, dovendoti interfacciare con pensieri diversissimi tra di loro. Ed ecco la frustrazione, il malessere, l’incomprensione della realtà dei fatti perché come ben si sa ognuno vede con i propri occhi.

Esercizio della settimana?

Spegnere il cellulare metterlo in un cassetto e fare finta che non esista per almeno cinque ore.

Sono certa che riscoprirete una libertà che credevate di avere, perché la dipendenza da social è subdola e silenziosa, ma è facilissimo anche liberarsene senza effetti collaterali.

Provare per credere.

Buona giornata. Lisa

P.S.: quando la sera mi hanno riportato il telefono, avevo quasi 100 tra notifiche e messaggi non letti, senza contare quello che avevo sulla mail. Questo forse potrebbe essere l’unico l’effetto collaterale.

Share Button