Diario dal corona virus 33


A volte la vita ti toglie e poi ti ritorna in dietro ciò che ti ha tolto, in maniera inaspettata.

Sono venuta a vivere a Ciconicco circa 20 anni fa.

A quel tempo avevo una tartaruga d’acqua, che viveva con noi da almeno una 10 di anni.

L’avevamo fatta crescere dandole da mangiare carne e tenendo l’acqua nella vasca tiepida. Ci vantavamo della riuscita del nostro intento, fino a che ci siamo trasferiti qui.

Nel giro di neanche un mese la tartaruga sparisce dal suo acquario, l’avevamo lasciati nella piccola cantina aperta che dava sul nostro giardinetto.

Quel giorno quando siamo scesi a darle da mangiare non c’era più.

L’abbiamo cerca ovunque.

Per anni ci siamo chiesti che fine poteva aver fatto. Dispiaciti d’averla persa così. Ci era simpatica, la nostra tartaruga, in particolar modo quando le pulivamo la corazza. Si arrabbiava e cercava di morderci soffiando come fanno i gatti. Inoltre la vedevi che ci aspettava, pronta a prendere il cibo.

Quando eri accanto all’acquario tirava in collo per farsi notare, delicatamente le davamo un buffetto sulla testa e lei si rituffava in acqua.

Eravamo affezionati a questa creatura così particolare.

A dirittura un nostro ex vicino di casa, una domenica mentre noi eravamo al mare con i bambini, se ne era preso cura dato che la tenevo sul terrazzo che era comunicante con il nostro vicino.

Il signore un po’ in là con gli anni, vedendo che era da pulire l’acquario decise di portarlo sul suo terrazzo per fare il lavoro.

Al nostro ritorno vedendo l’acquario pulito fummo felicemente sorpresi.

L’omino, con lo sguardo triste si affacciò al terrazzo dicendo: – Sapete, vi ho pulito la vasca delle tartarughe, e sono desolato, ma una è morta. L’ho appoggiata sul tavolino, non so se è stata colpa mia, ma volevo solo pulirle. –

Alle parole tartaruga morta, non riuscivamo a capire, perché la tartaruga sguazzava serena nella sua vasca. Guardammo il lato del tavolo scoppiammo a ridere. La tartaruga che lui pensava fosse morta era quella finta che avevamo messo dentro l’acquario per fare compagnia a quella vera.

Il nostro vicino si mise a ridere a sua volta perché avendo problemi con gli occhi non era riuscito al tatto a capire che l’animaletto era finto.

Ma torniamo al fatto che era sparita.

Non sapevamo se prenderne un’altra oppure lasciar perdere. Alla fine lasciammo perdere, anche perché nessuna sarebbe stata come lei.

Passarono gli anni. Ormai non ci pensavo neanche più, quando l’estate scorsa mentre stavo andando a farmi una passeggiata sotto casa, mi squilla il cellulare davanti al piccolissimo specchio d’acqua che si trova qui a Ciconicco.

E’ la miniatura di un laghetto chiamato “la poce di Suri” , con tanto di panchina , e passeggiata con ciottoli, erbe, piante, nel laghetto ci sono un sacco di pesci e le ninfee. Un piacere per gli occhi.

Rispondo al telefono, mi fermo a guardare le ninfee e i pesci che si muovono sotto l’acqua. Resto lì parecchio a parlare. Ad un tratto, affiora dall’acqua la testa di una tartaruga. La bestiola segue la mia voce e viene verso di me.

Sgrano gli occhi incredula. Se smetto di parlare però si ferma. Allora chiudo la telefonata e mi metto a chiamarla come facevo un tempo.

– Tarta vieni….Tarta cosa fai lì?… – Tarta riprende a nuotare verso di me, io le parlo e allungo la mano e lei si fa spazio tra le ninfee, cercando la strada più veloce per raggiungermi . Peccato non riesco a darle quel buffetto sulla testa il muretto di sassi mi fa da barriera.

Sono emozionata come non mai, mi sembra proprio lei. Mentre mi sposto nel perimetro della poce di Suri lei mi segue. Cavoli non riesco a toccarla. Sono certa che è lei, si comporta con me come quando era nella sua vasca.

In quell’attimo comprendo che in venti anni lei era a meno di cinquanta metri da me. Ma era la prima volta che mi soffermavo davanti a quel laghetto. Forse qualcuno l’ha trovata sulla strada e l’ha gettata nel laghetto. L’universo non l’aveva portata via da noi, ma semplicemente le aveva dato l’opportunità di vivere in una vasca più grande nella natura come era giusto che fosse, vicino a noi.

Questo per dire che interpretiamo in maniera sbagliati certi avvenimenti della nostra vita. Entusiasta per la grande scoperta chiamo mio marito e fotografo l’evento.

Il giorno dopo torniamo a cercare la nostra Tarta, stupefacente, come ho cominciato a parlare lei affiora dall’acqua. Mio marito più atletico di me riesce ad afferrarla, ed eccola che come un tempo ci soffia arrabbiata. Le do quel piccolo buffetto sulla testolina e la rimettiamo in acqua.

Oggi dato che si possono fare due passi sotto casa sono andata al laghetto e lei era li sopra un sasso a prendere il sole. Non ho detto una parola, ma sono rimasta un po’ ad osservarla.

Che bei regali ci fa la vita. Chi l’avrebbe detto che avrei potuto godere di Tarta dopo tanti anni.

Osserviamoci attorno succedono sempre in ogni luogo grandi e piccoli miracoli, basta avere il cuore e gli occhi aperti.

Buona giornata. Lisa

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