Diario dal corona virus 30


Un tosaerba rumoreggia, calmando il mio stato d’animo. Un rumore che potrebbe risultare fastidioso ammorbidisce la rigidità dei pensieri che diventano quasi ossessivi, in questo periodo di ordinaria solitudine.

Il sole illumina la stanza, il latrato di un cane, accompagna questo momento di normalità.

Cosa sarà mai ora la normalità?

Preparare il caffè?

Lavarsi il viso?

Credo che ora la normalità sia il respirare. Sentire l’aria fresca del mattino che ti riempie i polmoni, mentre apri gli occhi e vedere la luce che ti travolge, rischiarando la mente annebbiata dal sonno.

Sono già 30 giorni che scrivo…scrivo….scrivo….ogni giorno mi siedo e scrivo….

Il desiderio sarebbe andare, non scrivere, oppure scrivere mentre vado, vado a vivere nel mondo. Un mondo che ora mi è precluso, un mondo che ha i colori così belli e sgargianti, che è vestito a festa, del quale non posso godere appieno.

Mi siedo sempre davanti a un foglio bianco, lo guardo così vuoto, semplicemente bianco.

Potrei contemplarlo per ore, tanto adesso non ho impegni.

Digito la prima lettera, poi la seconda e la terza. Quel foglio non è più bianco, non è più perfetto, ma ha degli scarabocchi, che cercano di creare immagini, che a loro volta vogliono fare esplodere emozioni.

Le emozioni, che ora si annullano dentro a una casa vuota.

Il tosaerba riempi gli spazi di quel nulla.

Il surreale con il reale in questo periodo si abbracciano. Ammiccano ridanciani, mentre tu cerchi di districarli, ma loro si stingono ancora di più avvolgendo anche te soffocandoti. E’ surreale non poter andare a trovare un amico, è surreale non poter uscire senza una autocertificazione, è surreale stare a casa, sempre e solo a casa. Poi arriva il tosaerba che ti riporta alla realtà della vita. Quindi la tua condizione di surreale, finalmente per un attimo svanisce perché il tuo vicino fa qualche cosa di reale. Senza fare sforzi qualcuno ha sciolto quell’abbraccio che ti portava altrove, nel posto più buio della tua mente.

Guardi l’orizzonte e vedi sempre lo stesso mondo, le case sono tutte allo stesso posto. Sei tu però che non capisci perché anche tu sei sempre nello stesso posto.

Ripensi alle persone che ammalate restano mesi se non addirittura anni, sempre in casa nello stesso letto, vedendo sempre quelle due o tre persone che si curano di loro.

Allora ti dici che sei fortunato, perché almeno puoi uscire a fare la spesa, e camminare per casa anche se non puoi andare oltre ciò che ti ha imposto l’uomo dei decreti (per il bene di tutti ovviamente).

Quel caro tosaerba, benedetto colui che lo ha comperato e azionato oggi, in questo preciso istante, nel momento esatto in cui perdevo il senso della realtà.

Bisogna lasciare andare, ciò che è stato. Quello che era la tua vita, con le sue abitudini, le sue sicurezze, ora se ne vanno. Forse non torneranno neanche più.

La certezza è che l’erba cresce sempre, il mio vicino la taglierà sempre, mentre tutto il resto muta e si trasforma. Lasciandomi andare farò in modo di seguire la corrente, imparando anche a superare le rapide, oltrepassando il confine della vita tranquilla e sicura che avevo costruito con dovizia di particolari.

Sono consapevole che il reale è solo il mio respiro, del quale a volte non ne ho neanche consapevolezza, l’irreale è ciò che credo mi limiti.

Se tutti sapessimo qual’è il proprio compito, come il tosaerba!

Il tosaerba nasce per tagliare l’erba, questa è la sua realtà.

Noi nasciamo e da bambini sogniamo di fare l’infermiera o l’astronauta.Poi credi che con i tuoi ideali puoi cambiare il mondo, alla fine diventi ciò che non volevi, ma fai in modo di piacerti lo stesso. Così in un certo senso con una quantità di compromessi dei quali ormai hai perso il conto, hai costruito la tua realtà.

Ad un tratto arriva un virus che ti cambia le carte in tavola. Strapazza senza ritegno la tua realtà e tutto ciò che ci hai messo dentro, portando non poco scompiglio. Guardi atterrito quel caos che quel disgraziato ha provocato. Rimani senza parole per un bel po’. Provi a raccogliere i pezzi, ti accorgi però che non sai a cosa appartengono.

Alla fine devi fare una scelta, o ti piangi addosso perché il tuo mondo è sparito, oppure finalmente decidi di diventare il tosaerba, perché finalmente capisci chi sei e che cosa vuoi veramente fare.

Per ora sono nella fase in cui ho capito che la vita da casalinga non fa per me.

Non ho capito ancora quale tosaerba sono. Spero però di capirlo presto.

Sicuramente dopo questa quarantena, quando al mattino sentirò il vicino tagliare l’erba, magari mi presenterò davanti casa sua vestita con una tunica nera e una falce in mano e gli occhi iniettati di sangue.

Forse capirà che gli conviene usare il falcetto, se non vuole che io usi la falce su di lui.

Sapete, il falcetto fa un leggero fruscio.

Ma ne riparleremo quando torneremo tutti liberi. Ora ho bisogno del bel rumore del tosaerba che mi riporta alla normalità.

Buona giornata. Lisa

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