Diario dal corona virus 3


Il presidente Conte ha stretto ancora più la vite. Quindi tutti al supermercato e farmacie.

Neanche farlo a posta è domenica e ho la sindrome della domenica. Il mal di testa.

Eppure non ho fatto serata. Forse l’ho fatta aspettando il discorso di Conte alle 23:00.

Per le persone della mia età già le 21.30 è tardi, puoi credere le 23:00.

Non sono qui per polemizzare, che tanto non cambia niente, il mal di testa resta.

Credo che l’emicrania mi abbia accompagnata tutta la vita. Da bambina mi dicevano di stare a testa in giù. Per riuscirci mettevo la testa nell’incavo dell’angolo del divano che mi faceva da sostegno, buttavo su le gambe e aspettavo. Ci credevo fermamente che funzionava, ma dopo dieci minuti avevo ancora più male di prima.

A quel tempo il male te lo tenevi, nessuno ti dava un antidolorifico, quindi per me è un dolore perfettamente conosciuto.

Interessante come i tuoi non credessero a quel dolore, quindi via a scuola, con la testa che ad ogni passo ti sbatteva al ritmo del cuore, e pulsava, pulsava.

Tu credevi che quel dolore non esistesse, e capivi solo che durante la ricreazione era meglio non correre per non sentire la testa scoppiare.

Quando i genitori parlavano con gli insegnati dicevano che avevi sempre la testa tra le nuvole, che ero distratta, svogliata, forse un po’ ritardata nell’apprendimento. Io avevo mal di testa.

Oggi con un antidolorifico ti passa tutto. Se mi facessero gli esami del sangue, scoprirebbero una intera farmacia contro il dolore. A quindici anni scopro l’aspirina, in men che non si dica ne sono diventata dipendente. Ma vuoi mettere muovermi nel mondo senza quel dolore?

Fantastico, poi è uscito il moment, grande rivelazione. Ricoperto dallo strato bianco come i confetti, sembra innocuo, ma nella realtà è un medicinale potentissimo contro il dolore.

Ringrazio il cielo che vivo in questa epoca dove con una pastiglina si attenua questo male fastidiosissimo.

Ma torniamo al dramma di oggi. Alla stretta di vite di Conte.

Ammetto che il mio pusher è il farmacista. Entro chiedo una scatola da ventiquattro di antidolorifico e già mi sento al sicuro da tutto.

Oggi ho solo una e dico una di okitask. Uscire in farmacia? Mi pare esagerato, perché alla fine di mal di testa la domenica non si muore. Forse se dovevo andare al lavoro per cui dovevo essere efficiente, ma per stare a casa tra letto e divano, magari posso farne anche a meno.

Forse potrei far uscire mio marito, perché diciamolo una moglie in cattività con il mal di testa potrebbe portarti alla pazzia, quindi per lui potrebbe essere una questione di sopravvivenza.

Il mal di testa domenicale, prima della pandemia era la mia sopravvivenza alle escursioni in famiglia. Io invece stanca dalla settimana, desideravo stare a casa ed ecco che mi scoppiava il mal di testa domenicale.

Oggi sono e starò a casa, quindi questo mal di testa poteva anche fare a meno di presentarsi, non devo andare da nessuno parte, non ho nessun appuntamento con amici per andare a visitare chissà cosa. Devo solo stare a casa.
Eppure l’orologio biologico sa che oggi è domenica, quindi mi fa partire il mal di testa come da ordinanza.

Le regole non si cambiano così facilmente. Le vecchie abitudini restano radicate in noi, come il mal di testa domenicale.

Per la cronaca, lungo la via passa il furgoncino con la vocina metallica che ci esorta a stare a casa e ad uscire solo se strettamente necessario….

Oggi va così, mi farà compagnia il mal di testa, l’unico oki che ho lo prendo questa sera per poter dormire.

Buona domenica a tutti e buona permanenza nelle vostre case.

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