Diario dal corona virus 28


Ieri pomeriggio mi sono vista un pezzo di film, “Vacanze al mare” con Gerry Calà e combricola bella.

Ambientato negli anni 60/70 credo.

Che strana nostalgia di quei tempi al mare con la spensieratezza che caratterizzava anche gli anni 80.

Giochi con gli amici, le spiagge affollate ma il giusto, i bagnini che ti facevano il filo anche se eri una cozza. Il tutto condito con risate, sogni e batticuori.

Penso ad oggi, a come le spiagge siano diventate sfilate di moda, dove tutti seri si abbronzano senza guardare il vicino di ombrellone. Dove è pressoché impossibile attaccare bottone e se per caso, ti scappa un “ buon giorno “ sei certo che il tuo vicino di sdraio il giorno dopo si è già fatto cambiare di posto per non essere disturbato.

Che nostalgia i tempi in cui le ferie erano un modo per fare amicizia con gente nuova, che alla fine speravi di ritrovare l’anno dopo, magari nello stesso albergo per poter anche mangiare alla stessa tavola.

Ora mi fa paura pensare d’andare al mare con la mascherina, e ogni ombrellone circondato da una parete di plastica trasparente, per proteggerci contro il contagio. E’ aberrante.

Già mi vedo, mentre con mio marito mi avvio alla spiaggia, con la borsa degli asciugamani in spalla a lui, ( io sono una signora, lui porta la roba) che schiviamo i vari passanti per mantenere le distanze. Arrivi al mare ed entri come per magia nella scatola di vetro che hai prenotato. Io il caldo lo soffro moltissimo, e presumo che quelle scatole per quanto graziose si possono trasformare in una serra.

Eccomi con l’entusiasmo che mi caratterizza spogliarmi, mettermi la crema protezione 50, distendermi sul lettino ed esordire : – Paolino, andiamo via ho caldo. – Lui mi dirà che siamo appena arrivati, io col viso paonazzo dal caldo lo sguardo pieno di ira sbotterò : – Tu puoi restare a morire io vado…-

Ovviamente Paolo che è sempre gentile mi dirà d’andare a fare il bagno, ma io so che per me l’acqua dopo che sono stata sotto il sole nella serra, sarà troppo fredda. Si perché per me il mare è sempre troppo freddo, e come il caldo non lo sopporto. Quindi già andare al mare è una specie di tortura alla quale mi sottopongo perché sembra che a tutti piaccia, ma il recinto trasparente proprio no.

Non oso immaginare il disagio lavorativo che avranno i proprietari degli stabilimenti, o degli alberghi, ristoranti, bar. Credo che quest’anno per chi se lo potrà permettere saranno le vacanze più faticose del mondo.

Allora dopo una bella quarantena passata a casa…. Quasi quasi a casa mi faccio anche le ferie.

Credo che questa trasformazione del sistema ci renderà tutti più consapevoli del tempo e degli spazi altrui.

Mi piacerebbe ritornare nel periodo spensierato degli anni 80, dove tutto era possibile. Dove poveri e ricchi era solo una questione di soldi e non di ceto sociale.

Dove le persone potevano credere in una svolta, ti bastava poco per raggiungere ciò che volevi: bastava la buona volontà che ti portava dritto dritto ad un lavoro, che a sua volta ti aiutava economicamente a creare la tua famiglia, la casa.

Rimpiango la spensieratezza di quel tempo.

Certo fin prima della pandemia, avevamo tutto. Andavamo ovunque, eppure ormai facevi tutto senza un vero entusiasmo.

Una volta non si usciva tutte le sere, le vacanze erano una grande conquista. Oppure anche andare al cinema era un evento, ti preparavi come se dovessi andare a trovare il presidente. Oggi manca poco che vai al cinema in pigiama.

Al ristorante? Era d’obbligo essere puliti profumati e vestiti bene, le donne venivano a fare la piega, magari anche il trucco. Adesso, esci così come sei, non curi più la tua immagine, perché uscire è diventata una normalità, non più una festa.

Mi ricordo che mi mettevo la minigonna, (non inguinale, ma tipo sopra al ginocchio) una bella camicia e le calze velate nere, una scarpetta con il tacco e un bel cappotto con la sciarpa in tinta . Anche se crepavo dal freddo ero elegante anche solo per andare a fare una passeggiata in centro a Udine.

Che nostalgia vedere per la città tutte le persone eleganti, solo qualche barbone o drogato stonavano in mezzo alla folla. Inoltre d’estate i ragazzi sfoggiavano magliette di vario genere per far vedere la loro prestanza fisica, le ragazze indossavano vestitini floreali che svolazzavano al vento. E si stava assieme, non davanti ad un cellulare o a un pc.

Il virus ci ha solo accentuato il distanziamento sociale che già era in atto da tempo senza che c’è ne accorgessimo.

Più osservo questa malattia e più mi accorgo che è la metafora della miseria in cui l’umanità è caduta da tanto tempo.

Credo che prima o poi ci accorgeremo, di quando abbiamo lasciato andare per il potere economico e finanziario, e allora anche chi è al potere tornerà sui suoi passi per ritornare al genere umano la dignità e la gioia di vivere che ha perso nel tempo.

Buona giornata. Lisa

P.S. : mentre ero a fare la spesa davanti al supermercato, aspettando diligentemente con mascherina e guanti di entrare, pensavo a quanto fra dieci o venti anni potrò vantarmi con i miei nipoti, del fatto che ho superato la pandemia, di quanto erano belli i distanziamenti sociali, di come la vita fosse più ordinata, dove ognuno si faceva gli affari propri, e si poteva insultare e trattare male chiunque solo sui social network (dato che i contatti fisici non ci possono essere, non si può neanche mettersi le mani addosso, come negli anni che furono, che a volte venivano fuori delle risse epocali). Sicuramente ne parlerò con nostalgia. (Mi raccomando per le generazioni future, mettiamoci tutti d’accordo subito sulla versione da raccontargli, così da non creare discrepanze.)

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