Diario dal corona virus 22


Fra due giorni è Pasqua.

La prima volta da reclusi.

Oggi per iniziare ed entrare in sintonia con il periodo che stiamo vivendo, vorrei inoltrarmi in un discorso alquanto spiacevole per alcuni e meraviglioso per altri. I punti di vista sono molteplici per cui qui in questo spazio faccio esclusivamente le mie considerazioni, senza voler convincere nessuno.

Ho letto parecchi libri sull’argomento, che mi ha sempre affascinato fin in giovane età, avevo 13 anni la prima volta che sentii parlare di persone che erano sopravvissute alla morte.

Si perché a molti è capitato, ma per vergogna o paura di essere presi per pazzi le esperienze non vengono divulgate. Oggi è molto più facile reperire materiale.

Gli scettici ci saranno sempre, per fortuna, perché più una persona ti dice che non è vero e più scavi e cerchi prove per smentirlo.

Sono una persona che adora la fantasia in tutte le sue forme, ma anche sono una ricercatrice, ascolto varie campane e ne traggo le mie conclusioni. Brutte o sbagliate che siano.

Torniamo al punto.

La maggior parte di chi è tornato dall’aldilà ha raccontato di aver visto un tunnel con in fondo una grande luce che non faceva male agli occhi, ma ti avvolgeva di amore incondizionato. Nessuno si sentiva giudicato, alcuni vedevano i propri cari già defunti, oppure chi angeli, chi entità di luce. Il Gesù per i cristiani e così via.

Nessuno di chi ha avuto questo tipo di esperienza ha più paura di morire.

I medici dicono che è il nostro cervello che manda queste sensazioni per rendere la morte del corpo, meno traumatica.

La cosa interessante è che ci sono altri medici che negano questa possibilità perché quando il cuore si ferma e non ci sono più impulsi elettrici nel cervello l’individuo è morto e quindi il cervello non può registrare certe sensazioni così vivide e reali, lasciandone traccia al risveglio. (Che cosa complicata da spiegare).

Insomma per farvela breve anche tra i medici ci sono correnti di pensiero differenti.

Inoltre molti “ritornati” raccontano nel dettaglio cosa compiono i medici mentre cercano di rianimarli, o i parenti fuori dalla sala rianimazione cosa fanno e cosa dicono. Oppure addirittura dicono che quando hanno pensato ad una persona sono stati proiettati in un battito di ciglia da essa, che fosse a casa o in qualsiasi parte del mondo.

Se queste cose esistono perché non se ne parla?

Al giorno d’oggi, niente è tabù. Basti pensare, con l’arrivo di internet, la gente si fa vedere in tutte le vesti possibili. Addirittura anche l’intimità di quando uno va al bagno, piuttosto che atti sessuali, tutti ne parlano, si confidano raccontando anche le cose più disparate, eppure nessuno fa una piega per queste cose.

Mentre se per caso dici la parola morte, tutti tacciono, cambiano argomento, si toccano le palle, fanno le corna, ti mandano a quel paese.

Eppure la morte è e rimane l’unica grande certezza della nostra vita. A scuola non se ne parla, si potrebbero turbare i bambini, quando alla fine da altri studi fatti proprio loro, sono quelli che l’accettano senza pregiudizi.

Ed ecco che allora oggi alla soglia della Pasqua affronto questo argomento. Gesù stesso dopo tre giorni è risorto. E Tommaso? Come tutti noi fino a quando non ha toccato con mano non ci credeva.

Quanta metafora nella resurrezione di Cristo.

Un uomo che muore e ritorna, vuole far capire ai suoi amici ciò che ha visto e nessuno gli crede, perché per loro non c’è ritorno dalla morte. A quanto pare non è vero, qualcuno è tornato, ha cercato di spiegare la sua esperienza e non è stato creduto.

Non voglio credere che se il mio corpo muore non esisterò più. Non voglio credere che non vedrò più per l’eternità le persone che ho amato. Non credo che la vita terrena sia una causalità.

A cosa credo io?

Tenetevi forte.

Credo che lo spirito abbia bisogno della materia per sperimentare il dolore, la fame , il freddo, la paura, la rabbia, l’invidia, la gelosia, la gola ,(che per me è la fondamentale) ecc., perché nell’aldilà l’amore divino è talmente totalitario e comprensivo che per forza di cose per non perderci in esso facciamo questa esperienza terrena circondati ognuno dalle persone adatte a farci collaudare con il nostro corpo l’esperimento terreno.

Un abbraccio fatto con il corpo, sentire la persona aggrappata a te e tu a lui/lei, assaporate le manine dei bambini che stringono la vostra mentre attraversate la strada. La parrucchiera che vi lava la testa, quel contatto umano. (ok questa ultima frase è di parte, ma non la ritiro, perché è sempre un contatto). Oppure quando vi mettono una mano sulla spalla. Il sapore e il profumo della pizza, la torta la cioccolato, perché no un bicchiere di vino.

Solo col corpo puoi sentire la materia.

Anche il dolore è esperienza, tipo una malattia, un incidente, partorire…

Quante esperienze su questa terra che ci portano ad essere più evoluti dall’altra parte.

Dovrei scrivere un libro e forse non basterebbe per approfondire questo argomento.

Eppure io vorrei che qualcuno ne parlasse apertamente, che non temesse il giudizio, perché più sappiamo cosa ci aspetta e più sapremmo affrontare la cosa senza paura o rimpianti.

Chissà alla prossima quarantena mi metterò scrivere nel dettaglio questo argomento. Visto dal mio punto di vista ovviamente.

Se volete leggere qualche cosa sul tema ho trovato interessante il libro di Jean – Jacques Charbonier “7 buone buone ragioni per credere nell’aldilà”. Così tanto per passare il tempo.

Se vi ho angosciato chiedo scusa, se vi ho messo un tarlo, mi compiaccio, se vi ho rotto le “palle”, non è colpa mia, siete stati da soli che ve le siete toccate troppo per scaramanzia.

Buona giornata. Lisa

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