Diario dal corona virus 2


E’ da giorni che penso ad un’amaca. Magari appesa ai due lati del terrazzo per potermi distendere sopra. Ma perché un’amaca?

Oggi l’ho capito.

L’amaca ricorda un bozzo, ti accoglie, ti avvolge proteggendoti. Ti culla, magari con un leggero fruscio che rilassa l’udito. Il vento tiepido della primavera che profuma l’aria. Così tutto si ferma.

Per quanto tempo si ferma?

Questo è il grande problema. Per quanto tempo dovrò stare ferma in quell’amaca?

Prima di tutto questo avevo il controllo completo del mio tempo. Gli appuntamenti di lavoro, dall’estetista, per lezioni di pianoforte, un aperitivo con l’amica.

Programmavo le ferie, le visite ad amici e parenti, tutto era programmato.

Ora la mia agenda è vuota. Vuota….vuota….e ancora vuota.

No aspetta guarda, ho segnato un appuntamento. Sento le mie labbra che si aprono ad un sorriso.

Una cliente ha già preso un appuntamento per il 24 dicembre. Questo appuntamento tutto solo nell’agenda mi fa una simpatia incredibile, anche perché la signora è incredibile. Mi disse il 24 dicembre dello scorso anno:

– Senti Lisa, segnami il 24 dicembre del prossimo anno alle 10 ovviamente l’ora che sorride, perché con i tempi che corrono non vorrei mai che poi non trovo posto. Io mi tiro avanti. Tanto se muoio prima te lo faccio sapere…-

Ci guardiamo negli occhi e scoppiamo in una fragorosa risata, mentre prendo l’agenda 2020 per segnare quel nome alla fine dell’ultimo mese dell’anno.

Quel nome è la mia speranza, di uno stralcio di normalità. Perché l’incapacità di gestire del tempo senza una agenda mi sconcerta.

Il tempo per me erano le persone, quelle persone che lo coloravano con la loro presenza, ognuno con le sue sfumature, il tempo brillava e scorreva, regalandomi ogni giorno un giorno vivido e pieno di luce.

Ecco l’amaca che si insinua nei miei pensieri, il bozzo che culla questo tempo immobile.

Questa scadenza dell’immobilità che non ha una certezza. Ancora un mese? Sei mesi?

Nessuno dice nulla. Allora mi cullo, come dentro l’utero materno. Per poi rinascere più forte di prima, sicuramente in un mondo cambiato completamente. Dovremmo essere forti anche nell’accettare questi nuovi cambiamenti.

L’amaca è l’introspezione, per ricreare una nuova me stessa, più forte o più debole, o inalterata, ma comunque diversa.

La paura è l’inganno della mente, il cambiamento e l’adattamento sono la forza dello spirito.

Non sappiamo quando finirà, ma sappiamo che alcuni di noi lottano con i loro demoni a casa, altri con i demoni al lavoro. Tutti stiamo cercando di superare una grande prova, chi fisica chi mentale, ma tutti per un grande bene comune che la nostra umanità.

Rispettiamoci.

Con la speranza che il 24 dicembre 2020 io possa servire la mia cliente, perché vorrà dire che ne saremo usciti.

Nel tempo dove tutti vogliono essere eroi e protagonisti degli eventi, non dimentichiamo che questo virus entrerà nei testi di storia, racconterà di un popolo, nel bene o nel male racconterà di noi.

Stiamo in fin dei conti vivendo un’avventura. Dove ci sono eroi, vittime, carnefici, speculatori, imbroglioni, santi, codardi, coraggiosi, ricchi, poveri, belli, brutti, innamorati, e chi più ne ha più ne metta.

Siamo tutti protagonisti, tutti stiamo riscrivendo la storia ogni giorno. Questa è la magia.

Perché ognuno di noi può cambiare gli eventi e donare colore e sfumatura alla vita degli altri.

Buona amaca a tutti…volevo dire buona giornata a tutti.

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