Diario dal corona virus 17


Lo so oggi è una giornata di festa. Ovviamente da passare a casa. E allora come da copione se avete dei bambini chiamateli a rapporto, se non li avete, chiamate a rapporto il bambino che è in voi.

Anche oggi vi porto fuori casa, con la favola della domenica.

La torre incantata.

C’era una volta una torre altissima in un piccolo paese di contadini, schiavi di una terribile strega senza pietà.

La sera i contadini per riscaldarsi e riposarsi si riunivano nella stalla, dove oltre a qualche chiacchiera si ristoravano con il canto di una giovane fanciulla figlia di una sarta e un mugnaio.

La voce della fanciulla era così bella che riscaldava il cuore, infondeva speranza e faceva sognare chiunque l’ascoltava.

Una notte però, la strega accortasi che i contadini non erano nelle loro baracche andò a cercarli.

Mentre girava per le vie del villaggio sentì quel dolce canto, che narrava di prodi cavalieri, di bellissime fanciulle, di santi e di re, di libertà e gioia.

La megera, entrò nella stalla gremita di persone. Calò subito il silenzio. Tutti impauriti, si strinsero gli uni agli altri.

La giovane fanciulla rimase in piedi, ferma impettita. Incredula. Per la prima volta nella sua vita vedeva la strega.

– Tu …- esordì la strega – tu come ti permetti a cantare nel mio regno? –

La fanciulla non sapeva cosa dire. Ferma immobile nel guardare con occhi sgranati la donna bellissima che si stagliava dinnanzi a lei.

Il mugnaio piegando il capo si scusò per il canto della figlia.

Ma la maga non volle sentire ragioni e fece un sortilegio terribile, togliendo la voce alla giovane. Non contenta la segrego anche nella torre, che per chiunque era impenetrabile.

La fanciulla sbigottita, guardò il padre impaurita, la madre si getto ai piedi della strega chiedendole di risparmiare la figlia, ma con una nuvola blu, la strega portò via la fanciulla e nell’aria si stagliò una risata agghiacciante.

La stanza nella torre era piccola e fredda, una brandina per giaciglio.

La fanciulla per giorni pianse. Dalla bocca non usciva alcuno suono.

La piccola finestra offriva qualche sprazzo di luce, ma la stanza era sempre buia.

La giovinetta attraverso quel pertugio cercava di scorgere quelle colline tanto amate e i campi dove i contadini lavoravano senza sosta. Intravvedeva qualcuno, ma era un puntino così lontano. La solitudine si faceva sempre più pressante. E il silenzio era un macigno nel cuore. Se almeno avesse potuto cantare. La sua voce le avrebbe fatto compagnia.

Un giorno, un cardellino fece capolino alla sua finestra e cominciò a cantare.

La fanciulla volse lo sguardo verso questo uccello dai fantastici colori. Il suo canto melodioso le riscaldava il cuore e per un attimo non si sentì imprigionata, ma libera nell’aria.

Voleva chiedergli di tornare a cantare per lei, ma come poteva comunicare senza la sua voce?

Il cardellino, non era uno sprovveduto insensibile, comprese perfettamente la solitudine della fanciulla e le promise che sarebbe ritornato anche l’indomani.

Nel frattempo la strega si sentiva molto soddisfatta, perché si era liberata della fanciulla che portava serenità ai suoi contadini, perché la serenità potrebbe alimentare la ribellione ne contadini.

Non importa se con le buone o con le cattive, i contadini non dovevano pensare, o sognare altrimenti non sarebbe riuscita a mantenerli schiavi sotto il suo comando. Non potevano aprire gli occhi e sognare un futuro migliore. L’ignoranza era la sua più grande alleata. I sentimenti e le emozioni, non dovevano aprire le loro menti. E la fanciulla con il suo canto, era una grossa minaccia. Sapeva che la torre avrebbe annientato la personalità della fanciulla e quando l’avrebbe liberata, sarebbe diventata la sua schiava muta personalizzata, senza diritti ma solo con tanti doveri.

Il tempo trascorreva lento. La fanciulla però aveva un nuovo amico, il cardellino che cantava per lei ogni giorno, e le raccontava tutte le cose che succedevano al villaggio, dando anche notizie dei suoi genitori.

Anche se la stanza era buia e fredda con il cardellino, le sembrava di essere in qualche giardino, felice di ascoltare tutto ciò che lui aveva da raccontare.

Con l’inizio della primavera il cardellino chiamò a rapporto i suoi amici più cari, con i quali intonava canzoni creando nuovi suoni. L’usignolo, il merlo, il fringuello e il dolce pettirosso. Raccontò loro la storia della fanciulla nella torre, della strega che si era arrabbiata e aveva lanciato un terribile incantesimo per ammutolire la giovane che cantava come uno di loro.

Gli uccelli, conoscevano bene la strega, e sapevano che non potevano cantare tra gli alberi del villaggio, perché la donna non gradiva la loro presenza.

Come potevano riuscire a infrangere il sortilegio e liberare la dolce fanciulla.

Il pettirosso, conosceva molto bene il gufo, il grande saggio della foresta dei desideri.

Tutti assieme si recarono da lui a chiedere consiglio.

Raccontarono con dovizia di particolari l’accaduto al gufo che li ascoltava rapito dispiaciuto per la ragazzina.

– Figlioli cari, nessun incantesimo, nemmeno il più potente può portare via il canto alle creature. Solo il credere in quel incantesimo può recare danno. E’ un gioco dell’inganno. La fanciulla è stata ammaliata, dalla strega ma nella realtà la strega non ha alcuno potere, la fanciulla crede che lei lo abbia, quindi ha accettato il maleficio interiorizzandolo rendendolo reale. –

I cinque amici canterini, a quelle parole rimasero ancora di più disorientati. Cosa insinuava il gufo? Che la fanciulla si era impaurita a tal punto da credere che l’incantesimo della strega fosse reale?

Il cardellino accompagnato dai suoi amici, andarono dalla fanciulla a riportare ciò che il vecchio e saggio gufo aveva detto.

La giovinetta, non poteva credere a quelle parole. Le avevano sempre detto che la strega era potente, che i suoi malefici erano terribili e pericolosi, come poteva essere che non fosse vero. Lei era stata trasportata nella torre senza neanche passare dalla porta. La sua voce era scomparsa.

Come poteva essere solo l’inganno della sua mente?

I cinque amici cominciarono a cantare tutti assieme, volevano che la vibrazione delle loro voci giungesse alla gola della fanciulla. Pensavano che sarebbe stato come risvegliare un dono addormentato.

Ma cantarono tanto forte che il loro canto arrivò alle orecchie della strega.

La donna, furente, raggiunse la torre ed entrò come una furia nella stanza. Sbraitando parole magiche per far zittire i cinque amici. Ma loro cantarono ancora più forte, perché credevano fermamene alle parole del gufo. Nessun sortilegio poteva fermare il canto delle creature.

La megera si irritò ulteriormente, vedendo che quei piccoli uccelli sembravano immuni alle sue formule magiche.

Allora tutti assieme gonfiarono i lori petti, e cinguettarono come non avevano mai fatto prima.

La fanciulla vedendo quella scena, prese coraggio e intonò un canto a sua volta.

La voce uscì dalle sue labbra con una dolcezza tale, che la strega ne venne travolta, ruzzolò a terra. Lo sguardo si incendiò di un’ira furibonda e invocando tutti i suoi poteri oscuri, la strega rivolse tutto il suo potere sulla giovane fanciulla, la quale presa dal suo dolce canto chiuse gli occhi.

In un attimo la torre si dissolse sotto i piedi e in un vortice di luce si ritrovò assieme ai suoi amici uccellini in un prato sotto casa.

Aprì gli occhi quando la madre la chiamò.

– Teresa… Teresa! Vieni la merenda è pronta! –

Si guardò attorno un po’ smarrita, non c’erano baracche ma graziose casette.

Il cardellino fece l’occhiolino alla fanciulla, e le disse dolcemente:

– Abbiamo spezzato l’incantesimo, la strega ingannatrice non c’è più, grazie a te tutto è tornato alla normalità e tutti sono di nuovo liberi. –

Teresa sorridendo promise che avrebbe portato le briciole della sua merenda ai suoi nuovi e fidati amici.

Grazie per la cortese attenzione. E buona domenica a tutti.

Ora siamo tutti segregati nelle nostre torri, ma una favola ci può portare fuori ad ascoltare il canto degli uccelli. Lisa

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