Diario dal corona virus 10


Evviva è domenica, e quindi vi racconto una storia adatta a grandi e piccini, così per svariare la testa.

“Oh Reste Ca”

Tutto ha inizio quando Tony e Filomena decisero d’andare a vivere in campagna. Ormai la città per loro era diventata troppo caotica da quando erano diventati pensionati.

Trovarono un piccolo condominio di tre appartamenti con tanto di orticello privato. Un sogno per loro che in città non avevano neanche un terrazzo. Avrebbero potuto coltivare le loro verdure.

In primavera, Tony armato con il manuale “ L’orto e tutti i suoi segreti “ una vanga e una pala comincia la sua avventura di coltivatore.

Si accorse ben presto che lavorare la terra era faticoso, inoltre gli uccelli regolarmente gli mangiavano le sementi. Su quel cavolo di manuale però non facevano cenno a questo tipo di evento.

Matteo un bimbo che vive nel condominio, si è subito incuriosito dal lavorio frenetico del nuovo anziano vicino. Dal suo balcone lo guarda divertito, mentre il poveretto manda via gli uccelli dalle sementi appena gettate. Fino a che un giorno Matteo, preso a compassione gli rivolge la parola:

– Signor Tony, la mia nonna nell’orto aveva uno spaventapasseri per tenere lontani gli uccelli. –

L’uomo alza lo sguardo gli sorride, annuendo, ringraziandolo.

Quella sera Tony, si confronta con la moglie a riguardo dello spaventapasseri. Filomena aveva parlato varie volte con Matteo, e lo aveva trovato un ragazzino gentile e sveglio. Quindi propose al marito di coinvolgere anche Matteo nella costruzione del fantoccio.

La mattina presto, i due si precipitarono alla porta di Matteo e suonarono il campanello.

La porta si aprì e ne uscì fuori una giovane donna con i capelli arruffati che puzzava di alcool. Non si erano mai accorti della mamma del bambino, sapevano grazie alle confidenze della signora Lucia , che il padre era morto in un incidente sul lavoro e da quel giorno la giovane non era più uscita di casa.

Un po’ titubanti chiesero se c’era Matteo.

La donna roteando gli occhi lo chiamò gridando il suo nome. – Matteo…Matteo… vieni che ci sono i due vicini nuovi che vogliono te.-

– Sa ..- continuò Tony -vorrei ci aiutasse a fare uno spaventapasseri. –

La giovane emise una risata sguaiata, pensando che come sua madre anche questi due vecchi volevano un pupazzo gigante nell’orto. Irritata aggiunse – Se me lo portate fuori dai piedi mi fate una cortesia.-

Ai due coniugi quelle parole arrivarono come uno schiaffo. Non avevano potuto aver figli, vedere una madre che tratta così il suo, li fece rabbrividire.

Matteo tutto contento, di non restare in casa a vedere la mamma attaccarsi a qualche bottiglia davanti alla tv, si avviò assieme ai vicini nello scantinato dove Filomena aveva già preparato tutto l’occorrente, per la loro grande creazione.

Un chiodo qua, un pezzo di stoffa là, un po’ di colla la sotto ed ecco che lo spaventapasseri prende forma.

E’ proprio bello, con un vecchio cappello da mare di Filomena, la camicia a quadri rossa e verde di Tony, con quei vecchi pantaloni da operaio grigi che Tony utilizzava quando imbiancava casa. Un paio di guanti di plastica gialli come mani, e i calzini di lana quelli grossi come piedi.

Le manine di Matteo, erano abili a sistemare la paglia all’interno dei vestiti per dare forma e consistenza al quel nuovo personaggio.

Passarono parecchie ore, ma alla fine venne fuori un’opera d’arte da orto.

Tutti e tre, rimasero un bel po’ fermi ad ammirare il loro capolavoro.

Matteo estasiato esclamò :

– E’ più bello di quello di mia nonna! –

– Ma tua nonna dove abita? Mi piacerebbe conoscerla .- chiese Filomena.

Matteo si intristì.

-E’ in un ospedale, perché è molto malata. Anche se la vai a trovare lei non si ricorda chi sei. La mamma ha detto che è meglio così, almeno non perdiamo tempo ad andare da lei. –

I due coniugi, capiscono la situazione del ragazzino, allora decidono di essere presenti per lui se avrà bisogno di aiuto.

Portarono lo spaventapasseri nell’orto. Discussero sul punto giusto dove piazzarlo.

Quando Tony, cominciava a fare il buco in un punto dell’orto Matteo e Filomena, gli dicevano che forse era meglio da un’altra parte.

Tra risate e discussioni varie, finalmente trovarono il punto perfetto dove metterlo. Non proprio al centro dell’orto ma tra i pomodori e le tegoline.

Si ergeva maestoso questo fantoccio, facendo ombra hai peperoni. Con le braccia aperte e il vento che faceva tremolare i vestiti e i campanellini che Matteo aveva suggerito di mettere in punti strategici delle vesti, perché sua nonna diceva che anche il rumore allontana gli animali.

Una sera mentre Matteo e Tony, stavano innaffiando l’orto, lo spaventapasseri stava per cadere, perché Tony girato di schiena non lo aveva visto e lo aveva urtato.

Grazie a dei buoni riflessi, l’uomo riuscì a fermare la caduta del fantoccio. Esclamando a gran voce:

– Oh reste.. ca!!- che in italiano vuol dire resta qui.

Ed è qui che lo spaventapasseri si svegliò, perché si sentì chiamare. Lui sentì Oreste Ca.

Si perché dovete sapere che tutte le cose che sono inanimate prendono vita quando le tocchi dicendo un nome. La nonna di Matteo lo sapeva bene e gli aveva rivelato quel segreto.

Lo spaventapasseri della nonna si chiamava Fermo Lì. Oggi invece prendeva vita Oreste Ca.

Matteo tutto contento cominciò a battere le mani, Tony credeva perché era stato veloce a fermare la caduta dello spaventapasseri, non poteva immaginare la magia che aveva attivato con quelle parole. Mentre lo risistemava non fece caso di come si era leggermente gonfiato il fantoccio.

Solo Matteo aveva visto ciò che era successo. Finalmente avrebbe avuto un nuovo amico un confidente fidato. Oreste Ca.

Tony non capiva, tutta l’euforia di Matteo ma gli faceva comunque piacere vederlo felice.

I giorni passavano e Oreste Ca prendeva sempre più consapevolezza di se stesso.

Osservava rapito Tony o Filomena raccogliere i frutti dell’orto, ogni tanto qualche uccello prendeva il coraggio di andare a becchettare nell’orto ma lui aiutato dal vento si muoveva, innescando il suono dei campanellini che erano di grande impatto su queste bellissime creature facendole scappare senza recare loro alcun danno, lasciandole libere di andare a becchettare altrove .

Oreste Ca si sentiva felice. Solo un corvo non aveva paura di lui, e questo lo innervosiva parecchio, perché non poteva mandarlo via come avrebbe voluto.

Il piccolo Matteo gli piaceva tanto, perché gli raccontava tante storie di spaventapasseri come lui, alcuni grandi eroi, altri grandi codardi. Avrebbe voluto girare il mondo per vedere con i suoi occhi la varietà dei suoi simili.

Sapeva che il bambino non aveva il papà e sperava in cuor suo che in lui trovasse un po’ di conforto.

Tony e Filomena, trovavano simpatica la fantasia di Matteo, il fatto che parlasse con lo spaventapasseri gli ricordava un po’ loro stessi che da bambini parlavano con gli oggetti inanimati.

Oreste Ca odia la pioggia, e la signora Lucia che oltre ad essere pettegola é anche maleducata, perché porta il barboncino a fare i bisogni, nell’orto di Tony. Il cane tutto allegro e contento fa sempre la pipì sui calzini di lana di Oreste Ca, mentre la Lucia si guarda in giro circospetta con la speranza di non essere beccata.

I suoi tre creatori sono la più piacevole e dolce compagnia, li ascolta raccontarsi, li guarda ridere e giocare tra loro, mentre le piantine crescono e danno i loro frutti, meravigliando Tony per la loro bellezza. Mentre tutto questo si svolge allegramente durante il giorno, la mamma di Matteo, lo inquieta la notte. Perché la giovane donna, prima di andare a letto, si fuma una sigaretta e lo guarda dalla finestra, socchiudendo gli occhi come a minacciarlo. Per cosa poi, dato che è fermo lì?

Il caro Matteo sembra l’unico che gli parla veramente, consapevole che lui esiste, che ha un’anima. Perché anche se immobile lui ha dei sentimenti, desideri, sogni.

Matteo percepisce lo stato d’animo di Oreste Ca, e quindi decide una notte, mentre tutti dormono, di andare a svegliare Tony e Filomena, per far vedere loro quello che la nonna gli aveva insegnato riguardo gli spaventapasseri.

I due anziani sentendo bussare alla porta escono un po’ spaventati. Il bambino, li rassicura.

– Appena la signora Lucia rientra con il cane – dice il bambino – noi andremo nell’orto, vi voglio svelare un grande segreto.-

I due si guardano divertiti e complici. Curiosi di capire che cosa trama Matteo sotto quei riccioli neri.

C’è la luna piena, serata ideale per quello che deve accadere, il profumo della terra umida, inebria le narici.

Una leggera brezza muove Oreste Ca, provocando quel magico tintinnio.

Tony e Filomena guardano, Oreste Ca con curiosità. Per la prima volta si accorgono che il movimento del fantoccio non era solo dovuto al vento, ma a una sua volontà.

Increduli e impauriti, si rivolgono a Matteo: – Figliolo cosa sta succedendo? –

Matteo sorride: – La nonna ha sempre detto ….- viene fermato dalla madre che scesa giù appena si era accorta che Matteo non era nel suo letto.

– Ma mamma, voglio che loro sappiano – interviene nuovamente il bambino.

– Non puoi, ormai sono vecchi, non capirebbero.-

Oreste Ca allora interviene, da qualche parte dentro di lui, escono delle parole.

– Eleonora – così si chiama la mamma di Matteo – Non vuoi far sapere a queste belle persone che con un gesto semplice mi hanno dato una coscienza? Un semplice nome mi ha dato la vita. –

Tony stupito interviene – Perché come ti avrei chiamato? –

– Oreste Ca. –

A quelle parole, all’uomo ritorna alla memoria l’accaduto. Scoppia in una fragorosa risata.

– Oreste Ca, era una esclamazione e tu lo hai recepito come nome. Che cosa buffa. Oreste Ca, vuol dire resta qua, e tu non puoi neanche muoverti. Quindi è proprio un nome azzeccato.-

Tutti scoppiarono a ridere.

Oreste Ca aggiunse:

– Comunque io non vorrei trovarmi che in questo posto resto volentieri qui con voi.-

Eleonora abbraccia Matteo, scusandosi per non essere stata presente lì per lui. Come è stato presente uno spaventapasseri di nome Oreste Ca, facendo semplicemente il suo dovere, restando al suo posto ha donato ore liete a tre persone. Cosa che lei aveva dimenticato di fare, persa ad annegare il dolore, non aveva visto quale fortuna era stata che questi due pensionati fossero venuti a vivere nel suo condominio.

In una notte di luna piena gli insegnamenti di una nonna al suo nipotino hanno riaperto la porta della speranza ad una madre che si era persa, attraverso la magia di un nome, un semplice nome che regala una nuova vita a tutto ci che ci circonda. Oreste Ca, lavora ancora in quell’orto assieme alla sua famiglia acquisita portando gioia e spensieratezza a chi resta in sua compagnia.

Buona domenica a tutti. Lisa

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